Si tratta di un pendente in rame recuperato nell'Uppland, Svezia, risalente all'epoca medio-tarda del XI secolo nel quale si riflette lo spirito tipicamente nordico della maledizione atta alla cura. Questa, difatti, è una costante fissa del Nord Europa, accentuata maggiormente nell'epoca delle post migrazioni (Vendel) fino a ben oltre la conversione cristiana.
L'iscrizione, su entrambi i lati, recita così:
Þurs sarriðu, þursa drottin! Fliu þu nu! Fundinn es(tu).
Haf þæR þriaR þraR, ulfR!
Haf þæRniu nauðiR, ulfR!
iii isiR þis isiR auki (e)s uniR, ulfR. Niut lyfia!
Mia libera traduzione:
"Spettro autore della febbre, sovrano dei Giganti! Fuggi ora! Sei stato scovato.
Su di te triplici morsi, lupo!
Su di te nove ostacoli, lupo!
iii. Questi ghiacci (ísrúnar) possano accordarti soddisfazione, lupo!
Fa' buon uso dell'amuleto di cura!"
La maledizione dell'amuleto di Sigtuna fonda la sua espressione rituale nello scacciare via un nemico - presumibilmente una malattia già esistente nel corpo della persona-, al fine di guarirla. Si tratta quindi di un amuleto curativo e non protettivo.
L'incanto si apre con la parola Þurs, la quale potrebbe avere molteplici traduzioni: gigante, ogre, spettro, Thor: quest'ultima traduzione è preferita dagli accademici poiché molti incanti di guarigione sono rivolti alla divinità del fulmine, tuttavia ognuna di queste traduzioni ha valore storico ed archeologico evidente.
Personalmente ho preferito rivolgermi alla malattia nella sua sostanza demonica, come la mara, l'incubo del folklore scandinavo (dalla radice ricostruita proto-indoeuropea *mer- opprimere).
Si tratta quindi dello spirito distruttore, architetto della febbre e della malattia, sovrano degli spiriti della sofferenza, che viene trovato e cacciato via tramite questo galdr.
Nella parte successiva si evince la formula che rappresenta il fulcro della maledizione nordica. Essa si basa infatti sulle rune Thurs, Ís e Niðr ed il loro valore numerico di 3 o multipli di 3. Ne avevamo già parlato nell'ultimo post sui sigilli magici islandesi.
Troviamo poi la figura del Lupo, anch'essa ripetuta per 3 volte, quale predatore conosciuto sulla terra ma oscuro nel suo aspetto sovrannaturale. Nella mitologia, rappresenta uno degli agenti trasformativi (pensiamo ai guerrieri Úlfhéðnar oppure alla trasposizione del lupo in licantropo nelle moderne fiabe).
E' la falena che divora i tessili.
La malattia nascosta che altera lo stato delle cose.
Da ricordare inoltre che la parola tuss/tusse (da Þurs) in alcuni dialetti svedesi ha significato di ogre, gigante e... lupo. In Norvegia, il termine è assimilabile ad una malattia ascrivibile all'incubo, come prima detto, la Mara.
Le Ísrúnar concludono l'atto di cura, quale Strega che porta a compimento l'incanto, affinché esso sia sufficiente per "soddisfare" la fame del lupo, e quindi scacciare la malattia.
venerdì 7 dicembre 2018
mercoledì 21 novembre 2018
Sul Galdrabók e sui Galdrastafir
Uno
degli argomenti che suscita più interesse nella curiosità comune sono
sicuramente i Galdrabækur, ovvero i grimori magici islandesi, di cui
fornii un veloce excursus in uno dei primi post del blog. Trovo che ci sia necessità di chiarimento, perché tanti scrivono, fanno video e corsi in cui parlano di questi sacri sigilli, senza averne la benché minima conoscenza.
Oggi
vorrei dedicare l’attenzione ad uno dei più famosi, il manoscritto ÄTA,
amb 2 (Stockholm MS) più conosciuto con il semplice nome de "Il
Galdrabók”, così ribattezzato da Stephen E. Flowers, runologo e
divulgatore esoterico, il quale ha compiuto diversi studi a riguardo.
Come prima cosa è necessario introdurre il contesto sociologico della stesura.
Ci
troviamo in Islanda, fra il 1500 ed il 1650 circa. Il cristianesimo,
già arrivato da diversi secoli, è entrato in punta di piedi ed ha
permesso una certa coesistenza con il precedente culto politeista; le
credenze si sono mescolate, alcune sono state assorbite, altre
sostituite. Le preghiere che prima venivano rivolte alla Dea Freya
adesso sono rivolte alla vergine Maria, e così Odino (o Thor) con Gesù
etc...
L’alfabetizzazione da parte dei cristiani
verso il popolo islandese, ha comunque permesso alla pratica popolare di
essere trascritta su manoscritti e fogli di pergamena, sconosciuti
prima della cristianizzazione (1.000 CE), e quindi è stato dato via ad
un proliferare di manuali in vernacolo di: aiuti medici, rimedi di erbe,
tecniche divinatorie, stregoneria, ovvero tutto ciò che prima era
riservato esclusivamente ad un élite letterata.
Le
antiche credenze erano ancora estremamente vive nel cuore degli
islandesi dell’epoca, così come il culto delle antenate (dísir) e degli
spiriti del luogo (vættir); giocoforza, il cristianesimo ha avuto
necessità di inglobare tali culti con un meccanismo molto lento, volto a
sradicarli poco alla volta, proprio a causa della resistenza e della
perseveranza delle comunità.
Il popolo ha dunque
cercato di mantenere vivo fino all’ultimo il proprio passato e la
propria tradizione, ha combattuto per non veder cancellate le sue
tradizioni, credenze ed atti magici. Per dar giusto merito a queste
persone, le cui sentenze di morte sono state trascritte nei registri
locali, dovete sempre ricordare che c’è chi ha dato la vita per
proteggere questi manoscritti e che solo in un periodo di profonda crisi
economica e condizioni climatiche estreme quest’ultimi sono stati cibo
per chi non aveva più niente da perdere.
*Da
etena, quindi, trovo personalmente malsano veder discutere di tali
manoscritti con una semplicità recensionistica, tipicamente italiana, al
fine di qualche like sui social o una facile vendita di libri dalle
qualità discutibili*
:IL GALDRABÓK:
Il Galdrabók (la cui radice
galdr, incanto, proviene dal verbo gala, canto/grido), riporta al suo
interno varie tipologie di magie ed atti stregonici. Essendo redatto a
più mani nel periodo sopracitato, contiene incantesimi e sigilli
(chiamati Galdrastafir – doghe magiche ) costituiti da più forme
simboliche: si possono quindi riconoscere, all’interno dei singoli
stafir, anche caratteri latini, greci, rune, forme di magia naturale,
occultismo, astrologia ed influenze kabalistiche, il tutto in forma
criptata, al fine di nascondere e velare il significato originario dello
stafur.
Jón Árnason, in una delle sue collezioni,
ci mostra un esempio di criptaggio del nome Þundur.
Þundur ("Svá Þundur
um reist" – "Così il rombo del tuono ruggisce" – Havamál 145) significa
letteralmente “colui che tuona”. Non è tuttavia un epiteto di Thor, come
erroneamente si potrebbe supporre, ma di Odino, come si evince nel
Grímnismál e sta a rappresentare il ritorno del Dio fra i popoli
portando con sé l’Antico Potere.
![]() |
| Dalle bandrún alla criptazione della parola o del messaggio |
*Premetto
che non introdurrò le singole rune nel mio blog, e che sarà vostra cura
studiare in tal senso, presumibilmente con dei testi validi. Trovate
qualche consiglio nel mio post di Facebook di qualche giorno fa.*
In
particolare oggi vi vorrei parlare di uno stafur, denigrato in Italia,
perché il suo scopo è quello di uccidere il bestiame di altri. Coloro i
quali commentano con un semplice “sono galdrastafir inutili al giorno
d’oggi perché la maggior parte di noi non possiede bestiame.” dimostrano
profonda incapacità stregonica nello studio del sigillo ed ignorano
volutamente la maestosità dietro ogni singola linea che viene riportata
nei manoscritti. Queste persone, a mio avviso, non dovrebbero parlarne
né tantomeno fare divulgazione in tal senso, confondendo le idee a chi
vuole saperne di più, in maniera del tutto irrispettosa verso chi ha
creato e protetto queste forme stregoniche nei secoli.
Lo stafur in questione si trova nel foglio nr.20 del Galdrabók, a sinistra.
La descrizione in islandese riporta:
“Þessa stafi skal maður skrifa á blaði og kasta í hestfar hans, þá mun einhver gripur hans deyja ef hann styggir þig óforþént og byrg stafinn í hestfarinu.”
Ovvero:
“Queste lettere un uomo deve trascrivere su una pergamena e lanciarle verso il cavallo (del nemico) cosí che parte del suo bestiame muoia, se lui ti ha offeso ingiustamente, nascondi queste doghe nell’impronta dello zoccolo”.
Si tratta dunque di una magia di vendetta, propria della Stregoneria islandese.
![]() |
| Incanto dal Galdrabók |
Una
figura simile è riportata nel più recente manoscritto Huld (da Hulda,
ció che è oscuro), del 1860 e viene chiamato Dreprún. La forma, come
vuole la natura stessa del manoscritto, cela a prima vista la chiave di
decifrazione del sigillo, che invece viene risaltata ed elevata nel
Galdrabók. Si tratta di un simbolo complicato, ma che ha varie
funzionalità (quindi può coprire più eventi di manifestazione) e diverse
interpretazioni.
| Versione incanto dell' Hulda MS - ÍB 383 4to |
Sia Sigurd Agrell che Frederik Stjernfelt lo analizzarono, rispettivamente nel 1934 e nel 1989.
Secondo
Agrell lo stafur contiene le rune Fé, Nauðr, Hagall e la runa Ís. L’obiettivo
dell’incanto dunque è racchiuso nelle rune Fé ed Ís.
Nella prima
struttura che incontriamo, a sinistra, troviamo due Fé dritte ed una
reversa, per un valore numerico totale di 3, ovvero l’atto completo
nella sua manifestazione attiva. La struttura globale richiama il
recinto del bestiame (Fé) con le Hagall e le Ís in una direzione di
collassamento su se stesso e dunque di apertura.
Nella
struttura a destra si propone una Maðr, rinforzata da due Nauðr e
quattro Hagall. Tale simbolo rappresenta l’atto magico vero e proprio, manifestato attraverso l'atto della Ís ed
aumentato notevolmente nel suo atto di rivalsa, di cui Nauðr è
naturalmente manifesta nel suo significato di tesi ed antitesi. Le
Hagall comprendono invece le quattro manifestazioni spaziali dei nani quali
creatori di ciò che è materia.
Ma dove è direzionata?
Ritornando
dentro al recinto si trova una Ós che permette al verbo della Strega di
accedere ad un piano comunicativo superiore; l’atto manifesto entra
così dentro la struttura con la Þurs, dritta e reversa, al fine di
rilasciare una forza distruttiva inesauribile, alla quale nessun
organismo vivente può sopravvivere.
*
Dai registri
contro la Stregoneria, diverse sono state le persone punite con la morte per tali atti, rivolti principalmente a cavalli, mucche e
vitelli. Innumerevoli, anche, i rimborsi pecuniari. Teniamo sempre conto il contesto e l'epoca: una mucca o un cavallo in meno potevano fare la differenza fra la vita e la morte.
Ovviamente sono esistiti rimedi anche molto meno aggressivi, come ad esempio nella Svezia del XVII-XVIII secolo troviamo incanti come:
➤Rubare la “fortuna” dal bestiame di altri.
Stacca
dell’erba dai loro campi con i tuoi denti e falla bollire con della
schiuma bianca trovata sulla spiaggia di un lago. Fai bere la mistura al
tuo bestiame al fine di renderlo in salute e prospero.
➤Distruggere (förgöra) i cavalli del tuo vicino:
Per
distruggere i cavalli del tuo vicino, prendi della sabbia trovata
precedentemente attorno ad una tomba e spruzzala davanti alle loro
stalle.
➤Distruggere dei cavalli:
Per
distruggere dei cavalli, prendi tre fili di un pezzo di tessuto
indossato in tre comunioni. Sfrega questi fili sul dorso del cavallo e
sulle sue gambe e soffiali lontano nell’aria. Estirperanno dal cavallo tutta la sua potenza ed il suo coraggio.
Vi lascio con il carme 144 dell'Havamál:
Veistu hvé rísta skal?
Sai tu come incidere?
Veistu hvé ráða skal?
Veistu hvé ráða skal?
Sai tu come leggere?
Veistu hvé fáa skal?
Veistu hvé fáa skal?
Sai tu come dipingere?
Veistu hvé freista skal?
Veistu hvé freista skal?
Sai tu come provare?
Veistu hvé biðja skal?
Veistu hvé biðja skal?
Sai tu come chiedere?
Veistu hvé blóta skal?
Veistu hvé blóta skal?
Sai tu come sacrificare?
Veistu hvé senda skal?
Veistu hvé senda skal?
Sai tu come indirizzare?
Veistu hvé sóa skal?
Veistu hvé sóa skal?
Sai tu come annichilire?
*
The Galdrabók - Stephen E. Flowers
Rún - Laugrith Heid
Manoscritto ÍB 383 4to presso handrit.is
Huld Manuscript of Galdrastafir Witchcraft Magic Symbols and Runes - Justin Foster
Per gli altri testi di riferimento e qualsiasi altra domanda, potete contattarmi privatamente 💜
martedì 9 ottobre 2018
Il Giusto Approccio
"Den som gräver en grop åt andra faller ofta själv däri."
(Chi scava una fossa per gli altri, spesso ci cade dentro)
Uno
degli errori più comuni che possono accadere nell'approcciarsi al mito
nordico ed alla fede nordica è la visione e studio dei testi basandosi
sulla propria morale o religione, sia quest'ultima monoteista,
politeista o inesistente.
Prima
di qualsiasi tipo di approfondimento, voglio ricordare che i Miti
Nordici, così come li conosciamo oggi, hanno anch'essi antichi testi di
riferimento, copiati da testi ancora più antichi, purtroppo a noi mai
pervenuti: lo si può evincere, ad esempio, dall'utilizzo di parole
specifiche non più utilizzate ai tempi della copiatura, oppure dalla
descrizione di avvenimenti storici di cui sono state ritrovate tracce e
reperti archeologici.
Questi testi non sono e non
possono essere definibili come "sacri" nello stretto senso religioso del
termine ma, invece, aprono un ampio spettro di studio nel loro aspetto
cultuale.
La Religione infatti prevede:
- la Morale: ovvero il senso comune del giudizio, sia esso rivolto all'esterno che all'interno (se stessi);
- il Dogma: ovvero linee di chiusura e demarcazione oltre le quali "non si deve andare perché altrimenti...".
Il risultato di questi due termini porta al loro punto cardine e somma, ovvero la Paura.
Essa
è Morale, perché prevede il giudizio verso l'oggetto del nostro
interesse (Bene/Male, Bianco/Nero, Giusto/Sbagliato, Angelo/Demone,
Luce/Buio) ed è Dogmatica perché pone ulteriori limiti a ciò che è
consentito dalla Morale, esponendo il soggetto ad un ipotetico rischio
qualora questo indossi delle vesti non consentite nel recinto
religiosamente delineato.
Vien da sé che tutto ciò
che oltrepassa il limite è considerato con tutti gli aggettivi
assimilabili alla paura: pericoloso, oscuro, mortale, terrificante,
terribile, ma soprattutto sconosciuto.
Tralasciando
l'aspetto naturalmente antropologico che ci fa reagire ad un qualsiasi
evento con la Paura (in questo caso, sana, perché risponde ad una
chiamata di attenzione biologica), tutto ciò che ci circonda affonda le
sue radici nell'Ignoranza, in ciò che non si conosce.
Per
questi motivi è ingiustificabile approcciarsi ai Miti Nordici
attraverso aspetti religiosi e morali, perché limitati e limitativi:
tutto il contrario di ciò che i Miti ci narrano, la cui piena
comprensione deriva dall'approdo dell'intelletto e dalla conoscenza
storico-archeologica che moltissime persone (e studiosi) tendono a lasciare indietro,
perché molto spesso non consapevoli di esserne dominati.
Nessuna deità nordica è ascrivibile ad un giudizio morale, crederlo è semplicemente segno di radicata ignoranza (voluta e non).
Ecco
quindi che si definiscono le forme nelle quali Odino può essere sia
generoso che crudele, Freyja può essere somma Dea dell'amore e geniale
Strega del sesso, Loki può essere maleficamente astuto e punta Essenziale
per il ciclo degli eventi.
L'unico
metodo per vincere il recinto della Paura è, come sempre, attraversarlo
prendendolo a braccetto, ovvero compiere il passo verso ciò che non si
conosce e che ci incute timore, di cui abbiamo sentito tante terribili
storie e che tuttavia siamo ben "convinti" di saper descrivere,
indirizzandolo verso una valutazione personale priva di espedienti.
Finché
si continuerà a vedere il celebre dualismo di giudizio ("io sono
migliore di X perché sono Buona, vivo nella luce e nella perenne gioia")
si continuerà a vedere con occhi tendenzialmente religiosi, non si comprenderà il valore del sacrificio di Odino né si potrà farlo proprio. Ma non solo,
si creerà un enorme danno psicologico, perché privati della sacra
conoscenza di se stessi, base fondamentale e pagina di apertura di
qualsiasi forma di conoscenza.
![]() |
| Il Coraggio di Týr ed il sacrificio consapevole |
sabato 11 agosto 2018
:Indiculus Superstitionum Et Paganiarum:
[Breve intro personale: Quasi quattro mesi sono passati dal mio ultimo articolo. Purtroppo un grave lutto mi ha colpito e la mia mente non era più capace né di concentrarsi né di condividere con gli altri i miei studi. Non voglio assicurare alcuna presenza fissa nel blog perché voglio che gli articoli siano sufficientemente esaustivi e, per farlo, ci vuole tempo che attualmente non ho. Potete sempre e comunque trovarmi su Messenger per qualsiasi domanda, anche extra-articolo, sarò felicissima di rispondervi!]
Un affascinante e antico documento ci elenca la continuità delle pratiche politeiste dei sassoni e dei galli anche e ben oltre l'ormai ufficiale cristianizzazione europea.
Il manoscritto di cui vi vengo a parlare oggi si chiama "Indiculus superstitionum et paganiarum" datato all'epoca dell'alto medioevo germanico, circa 740 C.E., ed estrapola in un indice le trenta pratiche europee ancora in uso al tempo della sua stesura.
Purtroppo, solo la copertina col suo indice sono a noi pervenute intatte: il documento, scritto in latino e da intra-leggere per comprenderne la sua importanza, si trova presso la Libreria vaticana nella collezione Codex Palatinus Latinus, MS 577.
Non avendo io studiato latino, mi sono aiutata con le traduzioni on-line in inglese, frisone ed olandese, tuttavia fra parentesi trovate alcune mie note per facilitare la comprensione dei testi.
1) Sulla profanità presso i tumuli dei morti {Banchetti funebri}.
2) Sulla profanità dei cadaveri che è dadsisas {Secondo l'etnografo Maciejowski, la parola potrebbe derivare dallo slavo "dziazy", le antiche celebrazioni dei morti}.
3) Celebrazioni purificatorie del mese di febbraio {Letteralmente "celebrazioni da maiali" ovvero celebrazioni oscene, ovviamente dal punto di vista cristiano}.
4) Delle case e dei santuari pagani {Luoghi di pratica dedicati al culto delle deità}.
5) Sui sacrilegi operati nelle chiese.
6) Sui luoghi sacri nelle foreste, chiamati Namidas {Probabilmente dal celtico Nemeton, il recinto sacro}.
7) Sulle pratiche delle pietre {Il culto dell'appostazione delle pietre in forme verticali}.
8) Sui sacrifici resi a Mercurio e a Giove {Odino e Thor}.
9) Sui sacrifici offerti ai santi {La maggior parte dei santi trova la sua origine in epoca pagana e ben più antica di quella cristiana}.
10) Su amuleti e bande magiche da legare al polso.
11) Sui sacrifici alle fonti d'acqua {I luoghi sacri di acque stagnanti, come ad esempio i pozzi, dove si portavano offerte e sacrifici}.
12) Sugli incanti {Galdr}.
13) Sulle previsioni degli uccelli o dei cavalli o dalle feci di buoi o dei loro fegati {Interpretazione degli scarti degli animali}.
14) Sulle divinazioni e sui sortilegi {Spá}.
15) Sul fuoco prodotto dagli sfregamenti dei legni, che è i l Nydfyr {Il Need-fire}.
16) Sui cervelli degli animali.
17) Sull'osservazione del fuoco o su ciò che vi veniva iniziato. {Anche del focolare come inizio di un'attività rituale}.
18) Su luoghi incerti venerati come luoghi santi.
19) Sui fasci d'erba chiamata Santa Maria {Oggi conosciuta come Cardo mariano, dalle innumerevoli proprietà ritenute magiche}.
20) Sulle feste fatte per Giove o Mercurio {Thor o Odino}.
21) Sull'eclissi lunare, chiamata Vinceluna.
22) Sulle tempeste, le corna e chiocciole {Probabilmente derivante dall'usanza di depositare le chiocciole di lumache nei tumuli al fine di assicurare la rinascita del defunto}.
23) Sui solchi che proteggono i villaggi.
24) Sulle corse pagane, chiamate Yrias, con abiti e scarpe stracciate.
25) Sulla credenza che ogni morto è santo {Riferimento all'antenato che protegge e al quale rivolgersi per onori e richieste di aiuto}.
26) Sugli idoli creati dal grano {Rappresentazioni di bamboline, come le graanpop del folklore olandese}.
27) Sugli idoli creati dai tessuti {Anch'esse rappresentazioni a scopo rituale}.
28) Sugli idoli che sono portati per i campi {A scopo protettivo e propiziatorio per il buon raccolto}.
29) Su piedi e mani di legno, secondo i rituali pagani.
30) Sulle credenze che le donne si fidano della luna, tanto da elevare i cuori degli uomini {Seiðr come pratica femminile di accesso all'aldilà che arricchisce il cuore umano}.
Un affascinante e antico documento ci elenca la continuità delle pratiche politeiste dei sassoni e dei galli anche e ben oltre l'ormai ufficiale cristianizzazione europea.
Il manoscritto di cui vi vengo a parlare oggi si chiama "Indiculus superstitionum et paganiarum" datato all'epoca dell'alto medioevo germanico, circa 740 C.E., ed estrapola in un indice le trenta pratiche europee ancora in uso al tempo della sua stesura.
Purtroppo, solo la copertina col suo indice sono a noi pervenute intatte: il documento, scritto in latino e da intra-leggere per comprenderne la sua importanza, si trova presso la Libreria vaticana nella collezione Codex Palatinus Latinus, MS 577.
Non avendo io studiato latino, mi sono aiutata con le traduzioni on-line in inglese, frisone ed olandese, tuttavia fra parentesi trovate alcune mie note per facilitare la comprensione dei testi.
1) Sulla profanità presso i tumuli dei morti {Banchetti funebri}.
2) Sulla profanità dei cadaveri che è dadsisas {Secondo l'etnografo Maciejowski, la parola potrebbe derivare dallo slavo "dziazy", le antiche celebrazioni dei morti}.
3) Celebrazioni purificatorie del mese di febbraio {Letteralmente "celebrazioni da maiali" ovvero celebrazioni oscene, ovviamente dal punto di vista cristiano}.
4) Delle case e dei santuari pagani {Luoghi di pratica dedicati al culto delle deità}.
5) Sui sacrilegi operati nelle chiese.
6) Sui luoghi sacri nelle foreste, chiamati Namidas {Probabilmente dal celtico Nemeton, il recinto sacro}.
7) Sulle pratiche delle pietre {Il culto dell'appostazione delle pietre in forme verticali}.
8) Sui sacrifici resi a Mercurio e a Giove {Odino e Thor}.
9) Sui sacrifici offerti ai santi {La maggior parte dei santi trova la sua origine in epoca pagana e ben più antica di quella cristiana}.
10) Su amuleti e bande magiche da legare al polso.
11) Sui sacrifici alle fonti d'acqua {I luoghi sacri di acque stagnanti, come ad esempio i pozzi, dove si portavano offerte e sacrifici}.
12) Sugli incanti {Galdr}.
13) Sulle previsioni degli uccelli o dei cavalli o dalle feci di buoi o dei loro fegati {Interpretazione degli scarti degli animali}.
14) Sulle divinazioni e sui sortilegi {Spá}.
15) Sul fuoco prodotto dagli sfregamenti dei legni, che è i l Nydfyr {Il Need-fire}.
16) Sui cervelli degli animali.
17) Sull'osservazione del fuoco o su ciò che vi veniva iniziato. {Anche del focolare come inizio di un'attività rituale}.
18) Su luoghi incerti venerati come luoghi santi.
19) Sui fasci d'erba chiamata Santa Maria {Oggi conosciuta come Cardo mariano, dalle innumerevoli proprietà ritenute magiche}.
20) Sulle feste fatte per Giove o Mercurio {Thor o Odino}.
21) Sull'eclissi lunare, chiamata Vinceluna.
22) Sulle tempeste, le corna e chiocciole {Probabilmente derivante dall'usanza di depositare le chiocciole di lumache nei tumuli al fine di assicurare la rinascita del defunto}.
23) Sui solchi che proteggono i villaggi.
24) Sulle corse pagane, chiamate Yrias, con abiti e scarpe stracciate.
25) Sulla credenza che ogni morto è santo {Riferimento all'antenato che protegge e al quale rivolgersi per onori e richieste di aiuto}.
26) Sugli idoli creati dal grano {Rappresentazioni di bamboline, come le graanpop del folklore olandese}.
27) Sugli idoli creati dai tessuti {Anch'esse rappresentazioni a scopo rituale}.
28) Sugli idoli che sono portati per i campi {A scopo protettivo e propiziatorio per il buon raccolto}.
29) Su piedi e mani di legno, secondo i rituali pagani.
30) Sulle credenze che le donne si fidano della luna, tanto da elevare i cuori degli uomini {Seiðr come pratica femminile di accesso all'aldilà che arricchisce il cuore umano}.
venerdì 27 aprile 2018
Walpurgisnacht - La notte di Valpurga fra il 30 Aprile ed il 1 Maggio
Una disarmonia di fiori urlanti,
che mareggia in frenetici profumi,
disegna curve e suoni di palpate
nudità, non visibili che al tatto
dei polpastrelli d'oro, oltre la vita.
E diluviano aiuoli di pensieri
vegetali nel cuore dei giardini;
aureolano di voglie e di languori
umidi il riso dolce delle donne
che musicano getti di zampilli
da sogni delle stelle, confidati
alle chiome disfatte dei guanciali.
Braccia e nidi di aromi, ombre ch'esalano
scarlatte intimità, gonfie di grida
non esplose, ed amplessi vellutati
di fiori che rischiumano di baci,
intrecciano a svolìo la rèssa d'oro
delle femminee nudità dell'aria.
(Arturo Onofri)
Celebrata
fra la notte del 30 Aprile e del 1^ Maggio, la notte di Valpurga fa
parte di quelle antiche festività politeiste, tramandate fino ad oggi,
originarie del Nord Europa. Riunita in Italia sotto il nome di
Calendimaggio, è la ricorrenza che fa da madre alla celtica Beltane (o
May Day) e che prende nome di Sigrblót dagli eteni ricostruzionisti in
onore alla vittoria secondo il rituale svedese citato nella
Ynglingasaga.
Il
nome di questa festa è di derivazione cristiana e si deve a Santa
Valpurga, una monaca inglese facente parte del gruppo di monaci e monache chiamate da san Bonifacio ad evangelizzare la Germania e diventata poi badessa del monastero tedesco di Heidenheim (Germania) nell'VIII sec.
Protettrice degli uomini contro la peste, la rabbia e la stregoneria, si credeva infatti che ella, avendo aiutato l'espansione locale della cristianizzazione, potesse esser egida contro la stregoneria che, in epoca medievale, era giudicata tipicamente di stampo pagano e con accezioni esclusivamente negative. Dalle pietre della sua tomba, si diceva, sgorgava il famoso Olio di santa Valpurga, miracoloso e dalle innumerevoli virtù, fra le quali anche quella di proteggere dalle streghe e dai loro malefici.
Protettrice degli uomini contro la peste, la rabbia e la stregoneria, si credeva infatti che ella, avendo aiutato l'espansione locale della cristianizzazione, potesse esser egida contro la stregoneria che, in epoca medievale, era giudicata tipicamente di stampo pagano e con accezioni esclusivamente negative. Dalle pietre della sua tomba, si diceva, sgorgava il famoso Olio di santa Valpurga, miracoloso e dalle innumerevoli virtù, fra le quali anche quella di proteggere dalle streghe e dai loro malefici.
Delle tradizioni europee di questa festa ci narra alcuni passi anche Cattabiani:
"In Boemia i giovani si radunavano dopo il tramonto su un'altura o a un crocicchio, e schioccavano le fruste con energia: fin dove si sentiva il loro suono, le streghe fuggivano e non potevano più nuocere. Nel Tirolo, negli ultimi giorni di Aprile, si preparavano fasci di frasche resinose, di cicuta, rosmarino e ramoscelli di pruno. Nello stesso tempo si purificavano e si fumigavano le case con bacche di ginepro e ruta. Al suono della campana, si incendiavano le fascine e si accendeva l'incenso urlando fra un chiasso assordante: «Fuggi strega, fuggi o male sarà per te»". Infine si correva a perdifiato intorno alle case. (1)
In
molte nazioni, tutt'oggi, viene festeggiata questa festa con lo scopo
di "bruciare le streghe", come in Repubblica Ceca dove la festa prende
il nome di "Pálení čarodějnic": è simbolo primario il grande fuoco che
viene allestito e bruciato durante la notte, sulle vette delle colline.
In cima al rogo, un'immagine in rilievo rappresenta una strega, ed il
fumo nero generato dal fuoco la figura mentre vola via ed abbandona
il villaggio.
Questa
immagine evocativa e di stampo inquisitorio, viene fortunatamente
abbandonata in nazioni come la Svezia, dove invece si recupera la
finalità originaria della festa, scevra dalle modifiche cristiane: la
festa nasce a scopo propiziatorio al fine di portare fertilità e buone
cose per tutti gli abitanti della comunità nel periodo estivo: un buon
raccolto, una lieta nascita, un bestiame sano etc.
Il
grande fuoco, sempre presente in questa festa sia come Festa di
Valpurga sia come Beltane, è protagonista e purificatore, scaccia via
gli spiriti adirati e l'inverno, per dar spazio ad una primavera
rigogliosa e fortuita. Danzando e cantando in questa notte di passaggio, si entrava in contatto con il mondo ctonio e con i morti.
«Simili ai semi sepolti nella matrice tellurica, i morti [...] si accostano ai vivi, specie nei momenti in cui la tensione vitale raggiunge il massimo, cioè nelle feste della fertilità [...].» (2)
: Il Palo di Maggio:
Da
sempre conosciuto e tramandato come il rituale per la fertilità più famoso delle antiche tradizioni, è anch'esso originario del
Nord Europa.
L'albero
di Maggio, che veniva tagliato e portato al centro del villaggio una volta eseguito il rituale col fuoco,
veniva inserito nel terreno affinché rimanesse eretto e stabile, e
decorato sulla cima con nastri che ricadevano lungo il suo asse. I
partecipanti alla festa vi danzavano intorno, annodando questi nastri
come a tessere il filo della prosperità ed intrecciando il proprio
nastro con quello altrui, rendendo di fatto il legno ricettore attivo
della forza fisica espressa nella danza stessa e quindi portatore di
fertilità per tutti.
E' simbolo di ricchezza e del ciclo vita-morte-vita, poiché ciò che veniva fisicamente piantato nel terreno era, di fatto, un albero morto. Quest'albero, l'anno successivo, sarebbe poi stato bruciato come sacrificio e sostituito con uno nuovo e giovane, simil rappresentazione del vecchio raccolto che deve prima morire per poter lasciare spazio al nuovo che verrà.
E' simbolo di ricchezza e del ciclo vita-morte-vita, poiché ciò che veniva fisicamente piantato nel terreno era, di fatto, un albero morto. Quest'albero, l'anno successivo, sarebbe poi stato bruciato come sacrificio e sostituito con uno nuovo e giovane, simil rappresentazione del vecchio raccolto che deve prima morire per poter lasciare spazio al nuovo che verrà.
Il
simbolismo del Palo di Maggio viene spesso assimilato all'Yggdrasill
(così come all'Axis Mundi e all'Irminsul), quindi ad un concetto di
Universo su più mondi non manifesti, simboleggiati dalle fronde che si trovano al di là del visibile, e che subiscono prima una distruzione e poi una
nuova creazione, in un ciclo che si ripete ma che si espande ad ogni
distruzione ad un livello superiore. Solo successivamente il Palo di
Maggio viene collegato all'immagine del fallo eretto che feconda il
cielo fertile e lo rende gravido.
Anche Mircea Eliade scrive:
«Il cosmo è simboleggiato da un albero; la divinità si manifesta dendromorfa; la fecondità, l'opulenza, la fortuna, la salute - o, a uno stato più elevato, l'immortalità, la giovinezza eterna - sono concentrate nelle erbe e negli alberi [...] in breve, tutto quel che è, tutto quel che è vivente e creatore, in uno stato di continua rigenerazione, si formula per simboli vegetali [...]. La primavera è una risurrezione della vita universale e di conseguenza della vita umana. Con questo atto cosmico tutte le forze della creazione ritrovano il loro vigore iniziale; la vita è integralmente ricostituita, tutto comincia di nuovo; in breve, si ripete l'atto primordiale della creazione cosmica perché ogni rigenerazione è una nuova nascita, un ritorno a quel tempo mitico in cui apparve per la prima volta la forma che si rigenera.» (2)
Felice Festività e che l'estate sia per voi prospera e proficua! 😊😋
Vi lascio con la musica dei Faun, dedicata appunto alla Walpurgisnacht:
Fonti di studio:
(1) - "Calendario", Cattabiani Alfredo
(2) - "Trattato di storia delle religioni", Mircea Eliade
- "Magic and Religion in Barbarian Europe" , Melinda S. Marsh, Department of Anthropology, Emory University (Atlanta, GA)
- Wikipedia
martedì 10 aprile 2018
Magic Staffs in the Viking Age - Proposta di Lettura
Oggi do il via ad un nuovo TAG: Proposte di lettura!
:Preambolo:
In
queste settimane di bronchite acuta e problemi vari, ho riflettuto sul
fatto che sia estremamente semplice trovare recensioni di libri di
stampo storico o esoterico su ciò che è stata ed è attualmente la
tradizione Nord-Europea, che è quella di cui principalmente tratto nel
mio blog. Si tratta di centinaia di libri - generalmente in inglese- più
o meno con le stesse interpretazioni e pensieri, che si appoggiano
bibliograficamente l'un l'altro e che sono già stati trattati, letti,
commentati e recensiti da tanti altri siti, blog o gruppi Facebook. In
questa sede non si vuole toglier niente a questi libri, i quali autori
sono fra i più accreditati nel loro campo, ma si dà spesso per scontato
che una biblioteca immensa -ma non ricercata- sia sufficiente per
entrare dentro questa tradizione. Ci stiamo malamente abituando ad una
visione unidimensionale dello studio, decidendo di ignorare le altre
dimensioni perché non se ne conosce la possibile esistenza.
Di
libri interessanti in italiano invece, realmente scevri da una base
filo-monoteista e oriental/new-age, ce ne sono purtroppo ancora pochi
proprio per i motivi di cui sopra, ma verranno trattati anche loro.
Lo
scopo che vorrei prefiggermi con queste Proposte di lettura è quello di
stimolare la curiosità verso uno studio più nascosto e particolare, di
riempirvi di dubbi e domande, affinché la vostra ricerca personale sia
sempre mirata alle origini ed ai perché degli eventi.
Fatemi sapere se vi è piaciuto, vi ricordo la Pagina Facebook del Blog, Storie e Leggende dell'Antica Europa 💜
Titolo: (Magic) Staffs in the Viking Age
Autore: Leszek Gardeła
Anno di pubblicazione: 2016
Lingua: Inglese
Casa Editrice: Studia Medievalia Septentrionalia, volume 27
Luogo: Verlag Fassbaender, Vienna
Acquistabile on-line presso:
Amazon DE
Amazon DE
Traduzione personale della quarta copertina:
Il
bastone rappresenta uno dei più antichi strumenti rituali della storia
umana, servendo come importante simbolo degli dèi e di esseri
soprannaturali. Creato con materiali specifici, dotato di qualità
ultraterrene manipolate attraverso le parole ed i gesti dal suo
portatore, era un oggetto potente e dalle molteplici funzioni. Questo
libro indaga l'idea del bastone (magico) dalla prospettiva scandinava
dell'età vichinga, e tratta il suo significato utilizzando sia la
letteratura che l'archeologia a disposizione. Basato su uno studio
globale dei testi in Old Norse e prove archeologiche precedentemente
sconosciute, il libro fornisce la storia di questi oggetti e scova le
loro forme, compiti e simbolismi.
Note sull'autore:
Leszek
Gardeła è Assistente Professore all'Istituto di Archeologia
dell'Università di Rzeszów in Polonia, ed Honorary Research Fellow
presso il Centro Medievale e Culturale Snorrastofa di Reykholt, in
Islanda.
L'autore
ha ottenuto un PhD presso il Dipartmento di Archeologia dell'Università
di Aberdeen del Regno Unito sotto professori di fama mondiale quali Neil Price e Peter Jordan; inoltre, ha acquisito un MA presso l'Istituto di Preistoria
"Adam Mickiewicz" dell'Università di Poznań, in Polonia. Nel 2007-2008 è
stato studente in Erasmus all'Università di Oslo, dove ha studiato
runologia, archeologia vichinga e l'Old Norse.
Presso questo link nella sua pagina di Academia.edu, potrete trovare il suo Curriculum Vitae:
Recensione del libro:
Ho
avuto il piacere di scoprire questo libro per puro caso, suggerito in un
gruppo Facebook internazionale di appassionati di studi nordici. E'
stato proprio l'autore ad indicarci il sito dove poterlo acquistare
(allora non si trovava su Amazon) ed, anche privatamente, ha dimostrato
una squisitezza e disponibilità uniche.
Il
suo libro è una monografia che si basa sulla sua tesi di dottorato
intitolata "Entangled Worlds: Archeologies of Ambivalence in the Viking
Age" del 2012. Rivista e ricorretta, l'ha proposta al grande pubblico nel 2016
aggiungendo del materiale inedito, sotto l'egida del professor Rudolf Simek che ha aggiunto quest'opera alla sua serie di volumi cartacei.
Per uno studioso, o appassionato, di stregoneria e magia nordica, questo libro rappresenta una base fondamentale dalla quale partire poiché si rifà allo studio direttamente sul campo di quello che è stato lo strumento rituale dei seiðmenn e delle völur. L'approccio è naturalmente accademico e la sua lettura prevede la conoscenza della lingua inglese, tuttavia la sobria lunghezza dei capitoli e la loro varietà rende estremamente scorrevole la lettura. Sono riportati numerosi passi dell'Edda e delle Saghe in lingua originale, seguite poi dalla loro traduzione in inglese.
La parte finale del libro è il Catalogo, dove vengono proposte informazioni dettagliate di tutti i bastoni rituali vichinghi della Scandinavia (Svezia, Norvegia, Danimarca), Islandesi e Irlandesi. Ogni bastone ha una sua foto in bianco e nero ed una scheda che ne riporta numerose minuzie, come la tipoogia, il luogo di ritrovamento, la posizione di sepoltura, le misure, i dettagli metrici, il possibile scopo etc.
Il lavoro maturato da Gardeła in questa sua opera, di cui solo la Bibliografia conta 33 pagine, fa brillare nuovamente una parte di Europa sconosciuta ai più, rendendogli giustizia ed inserendola in un contesto archeologico e di studi approfonditi. Un approccio che ho apprezzato moltissimo dell'autore, è quello di proporre le varie interpretazioni di altri autori, comparandoli con la sua esperienza ma non screditandone il valore. Sta al lettore assimilare queste ricerche e farle proprie, arricchendo il proprio bagaglio personale ed ascoltando tutte le interpretationi possibili.
![]() |
| Ricostruzione del tumulo di Birka Bj. 845 così come potrebbe esser apparso al momento della sua chiusura (disegno di Þórhallur Þráinsson) |
Vi riporto l'indice, non tradotto, del libro:
Chapter 1: Introduction
1. Approaching seiðr. A hundred years of research
2. Seiðr among gods and humans in Old Norse accounts
3. Magic, sorcery and witchcraft. Terminological concerns
4. Sources and source critique
4.1. The sagas - Íslendingasögur and Fornaldarsögur
4.2. Skaldic poetry
4.3. The Poetic Edda and the Prose Edda
4.4. Folkloristic evidence
4.5. Entangling texts and archeology
4.6. Aspects of diversity
5. The Architecture of the book
Chapter 2: The Archaeology of Viking Age Ritual Specialists
1. Reevaluating the "archaeology of sorcerers" in the Viking world
2. Neglected evidence and (re)interpretations
3. New advancements in the studies of graves of alleged ritual specialists
3.1. Holy white stones as markers of seiðmemm and völur graves?
3.2. The female cult leader from Trå?
3.3. Ritual specialist(s) from Kaupang?
3.4. The lost identities of the women from Oseberg
3.5. King Harald's prophetess? A new interpretation of the Fyrkat 4 grave
3.6. Prominent ladies from Norway. A reassessment of graves from Gausel, Hopperstad and Vinjum
3.6. Prominent ladies from Norway. A reassessment of graves from Gausel, Hopperstad and Vinjum
3.7. Buried with honour and held under stones? The diversity of ritual specialists' burials
3.7.1. Execution by stoning and its meaning in the Norse world
3.7.1. Execution by stoning and its meaning in the Norse world
3.7.2. The Gerdrup grave
3.7.3. Grave A505 from Trekroner-Grydehøj
3.8. Multiple amulets as indicators of ritual specialists?
4. Problems with magic in archeological research
Chapter 3: Staffs in Viking Age Archaeology
1. Roasting spits from archaeological and textual sources
2. Neil Price's reinterpretations of iron rods from the Viking Age
3. Iron staffs' construction and analogous objects from Viking Age contexts
4. Wooden staffs from Viking Age contexts
5. An unusual staff from grave A505 at Trekroner-Grydehøj
6. A unique whip, staff or sceptre from Ladby
7. New interpretations of iron staffs by Eldar Heide and Karen Milek
8. Staffs, weights and economic aspects. The (re)interpretations of Ingrid Gustin
9. Dating staffs from archaeological contexts
10. Miniature staffs in Viking Age archaeology
11. Staffs in Migration Period and Viking Age iconography
12. What makes a staff? How does a staff become a magic object?
Chapter 4: Staffs in Old Norse Textual Sources
1. Tamsvöndr
2. Skogarvöndr
3. Gambanteinn
4. Lævateinn
5. Hlautviðr and Hlautteinn
6. Stafr, seiðstafr, stafspróta, járnstafr, and krókstafr
7. Völr
8. Gandus, gandr, and göndull
9. Staffs with personal names
10. Allusions to possible staffs in Old Norse accounts and law codes
11. Reeds and spears - transformative objects?
12. Staffs in Old Norse accounts. A summary
Chapter 5: Interpreting Staffs
1. The staff as a distinctive attribute of a ritual specialist
2. The staff as axis mundi
3. The staff as a distaff
4. The staff as a weapon
5. The staff as a phallus
6. The staff as a tool of supernatural exchange and an animal mount
7. The staff as a whip-shank
8. The staff as a roasting spit
9. The staff as a key
10. The staff as a lamp
11. The staff as a musical instrument
12. Staffs in action. Technological and symbolic aspects
12.1. Holding staffs in ritual performances and everyday life
12.2. Travelling with a staff
12.3 Storing a staff
13. Staffs and death
13.1. Positioning staffs in Viking Age graves
13.2. Killing the staffs by bending, stoning, burning and drowning in a bog
Chapter 6: Multivalent Objects
1. Comparative perspectives. Staffs im the early medieval world
1.1. Staffs in the Anglo-Saxon world
1.2. Staffs among the Slavs and Balts
2. Final Conclusions
Bibliography
Catalogue
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