venerdì 7 dicembre 2018

:: L'amuleto di Sigtuna: maledire per curare ::

Si tratta di un pendente in rame recuperato nell'Uppland, Svezia, risalente all'epoca medio-tarda del XI secolo nel quale si riflette lo spirito tipicamente nordico della maledizione atta alla cura. Questa, difatti, è una costante fissa del Nord Europa, accentuata maggiormente nell'epoca delle post migrazioni (Vendel) fino a ben oltre la conversione cristiana.



L'iscrizione, su entrambi i lati, recita così:

Þurs sarriðu, þursa drottin! Fliu þu nu! Fundinn es(tu).
Haf þæR þriaR þraR, ulfR!
Haf þæRniu nauðiR, ulfR!
iii isiR þis isiR auki (e)s uniR, ulfR. Niut lyfia!


Mia libera traduzione:

"Spettro autore della febbre, sovrano dei Giganti! Fuggi ora! Sei stato scovato.
Su di te triplici morsi, lupo!
Su di te nove ostacoli, lupo!
iii. Questi ghiacci (ísr
únar) possano accordarti soddisfazione, lupo! 
Fa' buon uso dell'amuleto di cura!"


La maledizione dell'amuleto di Sigtuna fonda la sua espressione rituale nello scacciare via un nemico - presumibilmente una malattia già esistente nel corpo della persona-, al fine di guarirla. Si tratta quindi di un amuleto curativo e non protettivo.

L'incanto si apre con la parola Þurs, la quale potrebbe avere molteplici traduzioni: gigante, ogre, spettro, Thor: quest'ultima traduzione è preferita dagli accademici poiché molti incanti di guarigione sono rivolti alla divinità del fulmine, tuttavia ognuna di queste traduzioni ha valore storico ed archeologico evidente.
Personalmente ho preferito rivolgermi alla malattia nella sua sostanza demonica, come la mara, l'incubo del folklore scandinavo (dalla radice ricostruita proto-indoeuropea *mer- opprimere).

Si tratta quindi dello spirito distruttore, architetto della febbre e della malattia, sovrano degli spiriti della sofferenza, che viene trovato e cacciato via tramite questo galdr.

Nella parte successiva si evince la formula  che rappresenta il fulcro della maledizione nordica. Essa si basa infatti sulle rune Thurs, Ís e Niðr ed il loro valore numerico di 3 o multipli di 3. Ne avevamo già parlato nell'ultimo post sui sigilli magici islandesi.



Troviamo poi la figura del Lupo, anch'essa ripetuta per 3 volte, quale predatore conosciuto sulla terra ma oscuro nel suo aspetto sovrannaturale. Nella mitologia, rappresenta uno degli agenti trasformativi (pensiamo ai guerrieri Úlfhéðnar oppure alla trasposizione del lupo in licantropo nelle moderne fiabe).
E' la falena che divora i tessili.
La malattia nascosta che altera lo stato delle cose.

Da ricordare inoltre che la parola tuss/tusse (da Þurs) in alcuni dialetti svedesi ha significato di ogre, gigante e... lupo. In Norvegia, il termine è assimilabile ad una malattia ascrivibile all'incubo, come prima detto, la Mara.
Le Ísrúnar concludono l'atto di cura, quale Strega che porta a compimento l'incanto, affinché esso sia sufficiente per "soddisfare" la fame del lupo, e quindi scacciare la malattia.


mercoledì 21 novembre 2018

Sul Galdrabók e sui Galdrastafir

Uno degli argomenti che suscita più interesse nella curiosità comune sono sicuramente i Galdrabækur, ovvero i grimori magici islandesi, di cui fornii un veloce excursus in uno dei primi post del blog. Trovo che ci sia necessità di chiarimento, perché tanti scrivono, fanno video e corsi in cui parlano di questi sacri sigilli, senza averne la benché minima conoscenza.

Oggi vorrei dedicare l’attenzione ad uno dei più famosi, il manoscritto ÄTA, amb 2 (Stockholm MS) più conosciuto con il semplice nome de "Il Galdrabók”, così ribattezzato da Stephen E. Flowers, runologo e divulgatore esoterico, il quale ha compiuto diversi studi a riguardo.

Come prima cosa è necessario introdurre il contesto sociologico della stesura. 
Ci troviamo in Islanda, fra il 1500 ed il 1650 circa. Il cristianesimo, già arrivato da diversi secoli, è entrato in punta di piedi ed ha permesso una certa coesistenza con il precedente culto politeista; le credenze si sono mescolate, alcune sono state assorbite, altre sostituite. Le preghiere che prima venivano rivolte alla Dea Freya adesso sono rivolte alla vergine Maria, e così Odino (o Thor) con Gesù etc... 
L’alfabetizzazione da parte dei cristiani verso il popolo islandese, ha comunque permesso alla pratica popolare di essere trascritta su manoscritti e fogli di pergamena, sconosciuti prima della cristianizzazione (1.000 CE), e quindi è stato dato via ad un proliferare di manuali in vernacolo di: aiuti medici, rimedi di erbe, tecniche divinatorie, stregoneria, ovvero tutto ciò che prima era riservato esclusivamente ad un élite letterata. 
Le antiche credenze erano ancora estremamente vive nel cuore degli islandesi dell’epoca, così come il culto delle antenate (dísir) e degli spiriti del luogo (vættir); giocoforza, il cristianesimo ha avuto necessità di inglobare tali culti con un meccanismo molto lento, volto a sradicarli poco alla volta, proprio a causa della resistenza e della perseveranza delle comunità.
Il popolo ha dunque cercato di mantenere vivo fino all’ultimo il proprio passato e la propria tradizione, ha combattuto per non veder cancellate le sue tradizioni, credenze ed atti magici. Per dar giusto merito a queste persone, le cui sentenze di morte sono state trascritte nei registri locali, dovete sempre ricordare che c’è chi ha dato la vita per proteggere questi manoscritti e che solo in un periodo di profonda crisi economica e condizioni climatiche estreme quest’ultimi sono stati cibo per chi non aveva più niente da perdere. 
 
*Da etena, quindi, trovo personalmente malsano veder discutere di tali manoscritti con una semplicità recensionistica, tipicamente italiana, al fine di qualche like sui social o una facile vendita di libri dalle qualità discutibili*
 
:IL GALDRABÓK:
Il Galdrabók (la cui radice galdr, incanto, proviene dal verbo gala, canto/grido), riporta al suo interno varie tipologie di magie ed atti stregonici. Essendo redatto a più mani nel periodo sopracitato, contiene incantesimi e sigilli (chiamati Galdrastafir – doghe magiche ) costituiti da più forme simboliche: si possono quindi riconoscere, all’interno dei singoli stafir, anche caratteri latini, greci, rune, forme di magia naturale, occultismo, astrologia ed influenze kabalistiche, il tutto in forma criptata, al fine di nascondere e velare il significato originario dello stafur.
Jón Árnason, in una delle sue collezioni, ci mostra un esempio di criptaggio del nome Þundur. 
 
Þundur ("Svá Þundur um reist" – "Così il rombo del tuono ruggisce" – Havamál 145) significa letteralmente “colui che tuona”. Non è tuttavia un epiteto di Thor, come erroneamente si potrebbe supporre, ma di Odino, come si evince nel Grímnismál e sta a rappresentare il ritorno del Dio fra i popoli portando con sé l’Antico Potere.

Dalle bandrún alla criptazione della parola o del messaggio


*Premetto che non introdurrò le singole rune nel mio blog, e che sarà vostra cura studiare in tal senso, presumibilmente con dei testi validi. Trovate qualche consiglio nel mio post di Facebook di qualche giorno fa.*
 
In particolare oggi vi vorrei parlare di uno stafur, denigrato in Italia, perché il suo scopo è quello di uccidere il bestiame di altri. Coloro i quali commentano con un semplice “sono galdrastafir inutili al giorno d’oggi perché la maggior parte di noi non possiede bestiame.” dimostrano profonda incapacità stregonica nello studio del sigillo ed ignorano volutamente la maestosità dietro ogni singola linea che viene riportata nei manoscritti. Queste persone, a mio avviso, non dovrebbero parlarne né tantomeno fare divulgazione in tal senso, confondendo le idee a chi vuole saperne di più, in maniera del tutto irrispettosa verso chi ha creato e protetto queste forme stregoniche nei secoli.
 
Lo stafur in questione si trova nel foglio nr.20 del Galdrabók, a sinistra. 
 
La descrizione in islandese riporta:
 
“Þessa stafi skal maður skrifa á blaði og kasta í hestfar hans, þá mun einhver gripur hans deyja ef hann styggir þig óforþént og byrg stafinn í hestfarinu.”
 
Ovvero:
 
“Queste lettere un uomo deve trascrivere su una pergamena e lanciarle verso il cavallo (del nemico) cosí che parte del suo bestiame muoia, se lui ti ha offeso ingiustamente, nascondi queste doghe nell’impronta dello zoccolo”.
 
Si tratta dunque di una magia di vendetta, propria della Stregoneria islandese
 
Incanto dal Galdrabók

Una figura simile è riportata nel più recente manoscritto Huld (da Hulda, ció che è oscuro), del 1860 e viene chiamato Dreprún. La forma, come vuole la natura stessa del manoscritto, cela a prima vista la chiave di decifrazione del sigillo, che invece viene risaltata ed elevata nel Galdrabók. Si tratta di un simbolo complicato, ma che ha varie funzionalità (quindi può coprire più eventi di manifestazione) e diverse interpretazioni. 

 
Versione incanto dell' Hulda MS - ÍB 383 4to
 
Sia Sigurd Agrell che Frederik Stjernfelt lo analizzarono, rispettivamente nel 1934 e nel 1989.
Secondo Agrell lo stafur contiene le rune , Nauðr, Hagall e la runa Ís. L’obiettivo dell’incanto dunque è racchiuso nelle rune Fé ed Ís.
Nella prima struttura che incontriamo, a sinistra, troviamo due Fé dritte ed una reversa, per un valore numerico totale di 3, ovvero l’atto completo nella sua manifestazione attiva. La struttura globale richiama il recinto del bestiame (Fé) con le Hagall e le Ís in una direzione di collassamento su se stesso e dunque di apertura.
Nella struttura a destra si propone una Maðr, rinforzata da due Nauðr e quattro Hagall. Tale simbolo rappresenta l’atto magico vero e proprio, manifestato attraverso l'atto della Ís ed aumentato notevolmente nel suo atto di rivalsa, di cui Nauðr è naturalmente manifesta nel suo significato di tesi ed antitesi. Le Hagall comprendono invece le quattro manifestazioni spaziali dei nani quali creatori di ciò che è materia. 
 
Ma dove è direzionata?
Ritornando dentro al recinto si trova una Ós che permette al verbo della Strega di accedere ad un piano comunicativo superiore; l’atto manifesto entra così dentro la struttura con la Þurs, dritta e reversa, al fine di rilasciare una forza distruttiva inesauribile, alla quale nessun organismo vivente può sopravvivere. 
 
*
Dai registri contro la Stregoneria, diverse sono state le persone punite con la morte per tali atti, rivolti principalmente a cavalli, mucche e vitelli. Innumerevoli, anche, i rimborsi pecuniari. Teniamo sempre conto il contesto e l'epoca: una mucca o un cavallo in meno potevano fare la differenza fra la vita e la morte.

Ovviamente sono esistiti rimedi anche molto meno aggressivi, come ad esempio nella Svezia del XVII-XVIII secolo troviamo incanti come:
 
➤Rubare la “fortuna” dal bestiame di altri. 
Stacca dell’erba dai loro campi con i tuoi denti e falla bollire con della schiuma bianca trovata sulla spiaggia di un lago. Fai bere la mistura al tuo bestiame al fine di renderlo in salute e prospero.
 
➤Distruggere (förgöra) i cavalli del tuo vicino:
Per distruggere i cavalli del tuo vicino, prendi della sabbia trovata precedentemente attorno ad una tomba e spruzzala davanti alle loro stalle.
 
➤Distruggere dei cavalli:
Per distruggere dei cavalli, prendi tre fili di un pezzo di tessuto indossato in tre comunioni. Sfrega questi fili sul dorso del cavallo e sulle sue gambe e soffiali lontano nell’aria. Estirperanno dal cavallo tutta la sua potenza ed il suo coraggio.
 
Vi lascio con il carme 144 dell'Havamál:
 
Veistu hvé rísta skal? 
Sai tu come incidere?
Veistu hvé ráða skal?
Sai tu come leggere?
Veistu hvé fáa skal?
Sai tu come dipingere?
Veistu hvé freista skal?
Sai tu come provare?
Veistu hvé biðja skal? 
Sai tu come chiedere?
Veistu hvé blóta skal?
Sai tu come sacrificare?
Veistu hvé senda skal?
Sai tu come indirizzare?
Veistu hvé sóa skal? 
Sai tu come annichilire?
*

Alcuni testi di studio:

The Galdrabók - Stephen E. Flowers
Rún - Laugrith Heid
Manoscritto ÍB 383 4to  presso handrit.is
Huld Manuscript of Galdrastafir Witchcraft Magic Symbols and Runes - Justin Foster
 
Per gli altri testi di riferimento e qualsiasi altra domanda, potete contattarmi privatamente 💜

martedì 9 ottobre 2018

Il Giusto Approccio

 
"Den som gräver en grop åt andra faller ofta själv däri." 
(Chi scava una fossa per gli altri, spesso ci cade dentro)

Uno degli errori più comuni che possono accadere nell'approcciarsi al mito nordico ed alla fede nordica è la visione e studio dei testi basandosi sulla propria morale o religione, sia quest'ultima monoteista, politeista o inesistente. 

Prima di qualsiasi tipo di approfondimento, voglio ricordare che i Miti Nordici, così come li conosciamo oggi, hanno anch'essi antichi testi di riferimento, copiati da testi ancora più antichi, purtroppo a noi mai pervenuti: lo si può evincere, ad esempio, dall'utilizzo di parole specifiche non più utilizzate ai tempi della copiatura, oppure dalla descrizione di avvenimenti storici di cui sono state ritrovate tracce e reperti archeologici.
Questi testi non sono e non possono essere definibili come "sacri" nello stretto senso religioso del termine ma, invece, aprono un ampio spettro di studio nel loro aspetto cultuale. 
La Religione infatti prevede:
- la Morale: ovvero il senso comune del giudizio, sia esso rivolto all'esterno che all'interno (se stessi);
- il Dogma: ovvero linee di chiusura e demarcazione oltre le quali "non si deve andare perché altrimenti...".
Il risultato di questi due termini porta al loro punto cardine e somma, ovvero la Paura.
Essa è Morale, perché prevede il giudizio verso l'oggetto del nostro interesse (Bene/Male, Bianco/Nero, Giusto/Sbagliato, Angelo/Demone, Luce/Buio) ed è Dogmatica perché pone ulteriori limiti a ciò che è consentito dalla Morale, esponendo il soggetto ad un ipotetico rischio qualora questo indossi delle vesti non consentite nel recinto religiosamente delineato.
Vien da sé che tutto ciò che oltrepassa il limite è considerato con tutti gli aggettivi assimilabili alla paura: pericoloso, oscuro, mortale, terrificante, terribile, ma soprattutto sconosciuto.
Tralasciando l'aspetto naturalmente antropologico che ci fa reagire ad un qualsiasi evento con la Paura (in questo caso, sana, perché risponde ad una chiamata di attenzione biologica), tutto ciò che ci circonda affonda le sue radici nell'Ignoranza, in ciò che non si conosce.

Per questi motivi è ingiustificabile approcciarsi ai Miti Nordici attraverso aspetti religiosi e morali, perché limitati e limitativi: tutto il contrario di ciò che i Miti ci narrano, la cui piena comprensione deriva dall'approdo dell'intelletto e dalla conoscenza storico-archeologica che moltissime persone (e studiosi) tendono a lasciare indietro, perché molto spesso non consapevoli di esserne dominati.

Nessuna deità nordica è ascrivibile ad un giudizio morale, crederlo è semplicemente segno di radicata ignoranza (voluta e non).
Ecco quindi che si definiscono le forme nelle quali Odino può essere sia generoso che crudele, Freyja può essere somma Dea dell'amore e geniale Strega del sesso, Loki può essere maleficamente astuto e punta Essenziale per il ciclo degli eventi.

L'unico metodo per vincere il recinto della Paura è, come sempre, attraversarlo prendendolo a braccetto, ovvero compiere il passo verso ciò che non si conosce e che ci incute timore, di cui abbiamo sentito tante terribili storie e che tuttavia siamo ben "convinti" di saper descrivere, indirizzandolo verso una valutazione personale priva di espedienti.

Finché si continuerà a vedere il celebre dualismo di giudizio ("io sono migliore di X perché sono Buona, vivo nella luce e nella perenne gioia") si continuerà a vedere con occhi tendenzialmente religiosi, non si comprenderà il valore del sacrificio di Odino né si potrà farlo proprio. Ma non solo, si creerà un enorme danno psicologico, perché privati della sacra conoscenza di se stessi, base fondamentale e pagina di apertura di qualsiasi forma di conoscenza. 
 
Il Coraggio di Týr ed il sacrificio consapevole
 

sabato 11 agosto 2018

:Indiculus Superstitionum Et Paganiarum:

[Breve intro personale: Quasi quattro mesi sono passati dal mio ultimo articolo. Purtroppo un grave lutto mi ha colpito e la mia mente non era più capace né di concentrarsi né di condividere con gli altri i miei studi. Non voglio assicurare alcuna presenza fissa nel blog perché voglio che gli articoli siano sufficientemente esaustivi e, per farlo, ci vuole tempo che attualmente non ho. Potete sempre e comunque trovarmi su Messenger per qualsiasi domanda, anche extra-articolo, sarò felicissima di rispondervi!]

Un affascinante e antico documento ci elenca la continuità delle pratiche politeiste dei sassoni e dei galli anche e ben oltre l'ormai ufficiale cristianizzazione europea.
Il manoscritto di cui vi vengo a parlare oggi si chiama "Indiculus superstitionum et paganiarum" datato all'epoca dell'alto medioevo germanico, circa 740 C.E., ed estrapola in un indice le trenta pratiche europee ancora in uso al tempo della sua stesura.
Purtroppo, solo la copertina col suo indice sono a noi pervenute intatte: il documento, scritto in latino e da intra-leggere per comprenderne la sua importanza, si trova presso la Libreria vaticana nella collezione Codex Palatinus Latinus, MS 577.
Non avendo io studiato latino, mi sono aiutata con le traduzioni on-line in inglese, frisone ed olandese, tuttavia fra parentesi trovate alcune mie note per facilitare la comprensione dei testi.

1) Sulla profanità presso i tumuli dei morti {Banchetti funebri}.
2) Sulla profanità dei cadaveri che è dadsisas {Secondo l'etnografo Maciejowski, la parola potrebbe derivare dallo slavo "dziazy", le antiche celebrazioni dei morti}.
3) Celebrazioni purificatorie del mese di febbraio {Letteralmente "celebrazioni da maiali" ovvero celebrazioni oscene, ovviamente dal punto di vista cristiano}.
4) Delle case e dei santuari pagani {Luoghi di pratica dedicati al culto delle deità}.
5) Sui sacrilegi operati nelle chiese.
6) Sui luoghi sacri nelle foreste, chiamati Namidas {Probabilmente dal celtico Nemeton, il recinto sacro}.
7) Sulle pratiche delle pietre {Il culto dell'appostazione delle pietre in forme verticali}.
8) Sui sacrifici resi a Mercurio e a Giove {Odino e Thor}.
9) Sui sacrifici offerti ai santi {La maggior parte dei santi trova la sua origine in epoca pagana e ben più antica di quella cristiana}.
10) Su amuleti e bande magiche da legare al polso.
11) Sui sacrifici alle fonti d'acqua {I luoghi sacri di acque stagnanti, come ad esempio i pozzi, dove si portavano offerte e sacrifici}.
12) Sugli incanti {Galdr}.
13) Sulle previsioni degli uccelli o dei cavalli o dalle feci di buoi o dei loro fegati {Interpretazione degli scarti degli animali}.
14) Sulle divinazioni e sui sortilegi {Spá}.
15) Sul fuoco prodotto dagli sfregamenti dei legni, che è i l Nydfyr {Il Need-fire}.
16) Sui cervelli degli animali.
17) Sull'osservazione del fuoco o su ciò che vi veniva iniziato. {Anche del focolare come inizio di un'attività rituale}.
18) Su luoghi incerti venerati come luoghi santi.
19) Sui fasci d'erba chiamata Santa Maria {Oggi conosciuta come Cardo mariano, dalle innumerevoli proprietà ritenute magiche}.
20) Sulle feste fatte per Giove o Mercurio {Thor o Odino}.
21) Sull'eclissi lunare, chiamata Vinceluna.
22) Sulle tempeste, le corna e chiocciole {Probabilmente derivante dall'usanza di depositare le chiocciole di lumache nei tumuli al fine di assicurare la rinascita del defunto}.
23) Sui solchi che proteggono i villaggi.
24) Sulle corse pagane, chiamate Yrias, con abiti e scarpe stracciate.
25) Sulla credenza che ogni morto è santo {Riferimento all'antenato che protegge e al quale rivolgersi per onori e richieste di aiuto}.
26) Sugli idoli creati dal grano {Rappresentazioni di bamboline, come le graanpop del folklore olandese}.
27) Sugli idoli creati dai tessuti {Anch'esse rappresentazioni a scopo rituale}.
28) Sugli idoli che sono portati per i campi {A scopo protettivo e propiziatorio per il buon raccolto}.
29) Su piedi e mani di legno, secondo i rituali pagani.
30) Sulle credenze che le donne si fidano della luna, tanto da elevare i cuori degli uomini {Seiðr come pratica femminile di accesso all'aldilà che arricchisce il cuore umano}.

L'introduzione del MS 577 è rappresentata dalla rinuncia "Utrecht Baptismal Vow" del IX secolo ed in antico anglosassone - del diavolo. Nello specifico, si declama la rinuncia alla devozione di tre deità pagane: Uuôden (Odino),Thunaer (Thor) e Saxnōt (Dio autoctono della Sassonia). Sotto elencate, troviamo le prime venti voci dell'Indiculus.
 

venerdì 27 aprile 2018

Walpurgisnacht - La notte di Valpurga fra il 30 Aprile ed il 1 Maggio

 
Una disarmonia di fiori urlanti,
che mareggia in frenetici profumi,
disegna curve e suoni di palpate
nudità, non visibili che al tatto
dei polpastrelli d'oro, oltre la vita.
E diluviano aiuoli di pensieri
vegetali nel cuore dei giardini; 
aureolano di voglie e di languori
umidi il riso dolce delle donne
che musicano getti di zampilli
da sogni delle stelle, confidati
alle chiome disfatte dei guanciali.
Braccia e nidi di aromi, ombre ch'esalano
scarlatte intimità, gonfie di grida
non esplose, ed amplessi vellutati
di fiori che rischiumano di baci,
intrecciano a svolìo la rèssa d'oro
delle femminee nudità dell'aria.
(Arturo Onofri) 
 
Celebrata fra la notte del 30 Aprile e del 1^ Maggio, la notte di Valpurga fa parte di quelle antiche festività politeiste, tramandate fino ad oggi, originarie del Nord Europa. Riunita in Italia sotto il nome di Calendimaggio, è la ricorrenza che fa da madre alla celtica Beltane (o May Day) e che prende nome di Sigrblót dagli eteni ricostruzionisti in onore alla vittoria secondo il rituale svedese citato nella Ynglingasaga.

Il nome di questa festa è di derivazione cristiana e si deve a Santa Valpurga, una monaca inglese facente parte del gruppo di monaci e monache chiamate da san Bonifacio ad evangelizzare la Germania e diventata poi badessa del monastero tedesco di Heidenheim (Germania) nell'VIII sec.
Protettrice degli uomini contro la peste, la rabbia e la stregoneria, si credeva infatti che ella, avendo aiutato l'espansione locale della cristianizzazione, potesse esser egida contro la stregoneria che, in epoca medievale, era giudicata tipicamente di stampo pagano e con accezioni esclusivamente negative. Dalle pietre della sua tomba, si diceva, sgorgava il famoso Olio di santa Valpurga, miracoloso e dalle innumerevoli virtù, fra le quali anche quella di proteggere dalle streghe e dai loro malefici.

Delle tradizioni europee di questa festa ci narra alcuni passi anche Cattabiani:

"In Boemia i giovani si radunavano dopo il tramonto su un'altura o a un crocicchio, e schioccavano le fruste con energia: fin dove si sentiva il loro suono, le streghe fuggivano e non potevano più nuocere. Nel Tirolo, negli ultimi giorni di Aprile, si preparavano fasci di frasche resinose, di cicuta, rosmarino e ramoscelli di pruno. Nello stesso tempo si purificavano e si fumigavano le case con bacche di ginepro e ruta. Al suono della campana, si incendiavano le fascine e si accendeva l'incenso urlando fra un chiasso assordante: «Fuggi strega, fuggi o male sarà per te»". Infine si correva a perdifiato intorno alle case. (1)
In molte nazioni, tutt'oggi, viene festeggiata questa festa con lo scopo di "bruciare le streghe", come in Repubblica Ceca dove la festa prende il nome di "Pálení čarodějnic": è simbolo primario il grande fuoco che viene allestito e bruciato durante la notte, sulle vette delle colline. In cima al rogo, un'immagine in rilievo rappresenta una strega, ed il fumo nero generato dal fuoco la figura mentre vola via ed abbandona il villaggio. 
Questa immagine evocativa e di stampo inquisitorio, viene fortunatamente abbandonata in nazioni come la Svezia, dove invece si recupera la finalità originaria della festa, scevra dalle modifiche cristiane: la festa nasce a scopo propiziatorio al fine di portare fertilità e buone cose per tutti gli abitanti della comunità nel periodo estivo: un buon raccolto, una lieta nascita, un bestiame sano etc.
Il grande fuoco, sempre presente in questa festa sia come Festa di Valpurga sia come Beltane, è protagonista e purificatore, scaccia via gli spiriti adirati e l'inverno, per dar spazio ad una primavera rigogliosa e fortuita. Danzando e cantando in questa notte di passaggio, si entrava in contatto con il mondo ctonio e con i morti.
«Simili ai semi sepolti nella matrice tellurica, i morti [...] si accostano ai vivi, specie nei momenti in cui la tensione vitale raggiunge il massimo, cioè nelle feste della fertilità [...].» (2)


: Il Palo di Maggio:
Da sempre conosciuto e tramandato come il rituale per la fertilità più famoso delle antiche tradizioni, è anch'esso originario del Nord Europa. 
 

L'albero di Maggio, che veniva tagliato e portato al centro del villaggio una volta eseguito il rituale col fuoco, veniva inserito nel terreno affinché rimanesse eretto e stabile, e decorato sulla cima con nastri che ricadevano lungo il suo asse. I partecipanti alla festa vi danzavano intorno, annodando questi nastri come a tessere il filo della prosperità ed intrecciando il proprio nastro con quello altrui, rendendo di fatto il legno ricettore attivo della forza fisica espressa nella danza stessa e quindi portatore di fertilità per tutti.
E' simbolo di ricchezza e del ciclo vita-morte-vita, poiché ciò che veniva fisicamente piantato nel terreno era, di fatto, un albero morto. Quest'albero, l'anno successivo, sarebbe poi stato bruciato come sacrificio  e sostituito con uno nuovo e giovane, simil rappresentazione del vecchio raccolto che deve prima morire per poter lasciare spazio al nuovo che verrà.

Il simbolismo del Palo di Maggio viene spesso assimilato all'Yggdrasill (così come all'Axis Mundi e all'Irminsul), quindi ad un concetto di Universo su più mondi non manifesti, simboleggiati dalle fronde che si trovano al di là del visibile, e che subiscono prima una distruzione e poi una nuova creazione, in un ciclo che si ripete ma che si espande ad ogni distruzione ad un livello superiore. Solo successivamente il Palo di Maggio viene collegato all'immagine del fallo eretto che feconda il cielo fertile e lo rende gravido.
 
Anche Mircea Eliade scrive:
«Il cosmo è simboleggiato da un albero; la divinità si manifesta dendromorfa; la fecondità, l'opulenza, la fortuna, la salute - o, a uno stato più elevato, l'immortalità, la giovinezza eterna - sono concentrate nelle erbe e negli alberi [...] in breve, tutto quel che è, tutto quel che è vivente e creatore, in uno stato di continua rigenerazione, si formula per simboli vegetali [...]. La primavera è una risurrezione della vita universale e di conseguenza della vita umana. Con questo atto cosmico tutte le forze della creazione ritrovano il loro vigore iniziale; la vita è integralmente ricostituita, tutto comincia di nuovo; in breve, si ripete l'atto primordiale della creazione cosmica perché ogni rigenerazione è una nuova nascita, un ritorno a quel tempo mitico in cui apparve per la prima volta la forma che si rigenera.» (2)

 
Felice Festività e che l'estate sia per voi prospera e proficua! 😊😋
Vi lascio con la musica dei Faun, dedicata appunto alla Walpurgisnacht:

Fonti di studio:
(1) - "Calendario", Cattabiani Alfredo
(2) - "Trattato di storia delle religioni", Mircea Eliade
- "Magic and Religion in Barbarian Europe" , Melinda S. Marsh, Department of Anthropology, Emory University (Atlanta, GA)
- Wikipedia

martedì 10 aprile 2018

Magic Staffs in the Viking Age - Proposta di Lettura

Oggi do il via ad un nuovo TAG: Proposte di lettura!

:Preambolo:
In queste settimane di bronchite acuta e problemi vari, ho riflettuto sul fatto che sia estremamente semplice trovare recensioni di libri di stampo storico o esoterico su ciò che è stata ed è attualmente la tradizione Nord-Europea, che è quella di cui principalmente tratto nel mio blog. Si tratta di centinaia di libri - generalmente in inglese- più o meno con le stesse interpretazioni e pensieri, che si appoggiano bibliograficamente l'un l'altro e che sono già stati trattati, letti, commentati e recensiti da tanti altri siti, blog o gruppi Facebook. In questa sede non si vuole toglier niente a questi libri, i quali autori sono fra i più accreditati nel loro campo, ma si dà spesso per scontato che una biblioteca immensa -ma non ricercata- sia sufficiente per entrare dentro questa tradizione. Ci stiamo malamente abituando ad una visione unidimensionale dello studio, decidendo di ignorare le altre dimensioni perché non se ne conosce la possibile esistenza.
Di libri interessanti in italiano invece, realmente scevri da una base filo-monoteista e oriental/new-age, ce ne sono purtroppo ancora pochi proprio per i motivi di cui sopra, ma verranno trattati anche loro.
Lo scopo che vorrei prefiggermi con queste Proposte di lettura è quello di stimolare la curiosità verso uno studio più nascosto e particolare, di riempirvi di dubbi e domande, affinché la vostra ricerca personale sia sempre mirata alle origini ed ai perché degli eventi. 
Fatemi sapere se vi è piaciuto, vi ricordo la Pagina Facebook del Blog, Storie e Leggende dell'Antica Europa 💜


Titolo: (Magic) Staffs in the Viking Age
Autore: Leszek Gardeła
Anno di pubblicazione: 2016
Lingua: Inglese
Casa Editrice: Studia Medievalia Septentrionalia, volume 27
Luogo: Verlag Fassbaender, Vienna
Acquistabile on-line presso:
Amazon DE


Traduzione personale della quarta copertina:
Il bastone rappresenta uno dei più antichi strumenti rituali della storia umana, servendo come importante simbolo degli dèi e di esseri soprannaturali. Creato con materiali specifici, dotato di qualità ultraterrene manipolate attraverso le parole ed i gesti dal suo portatore, era un oggetto potente e dalle molteplici funzioni. Questo libro indaga l'idea del bastone (magico) dalla prospettiva scandinava dell'età vichinga, e tratta il suo significato utilizzando sia la letteratura che l'archeologia a disposizione. Basato su uno studio globale dei testi in Old Norse e prove archeologiche precedentemente sconosciute, il libro fornisce la storia di questi oggetti e scova le loro forme, compiti e simbolismi.

Note sull'autore:
Leszek Gardeła è Assistente Professore all'Istituto di Archeologia dell'Università di Rzeszów in Polonia, ed Honorary Research Fellow presso il Centro Medievale e Culturale Snorrastofa di Reykholt, in Islanda. 
L'autore ha ottenuto un PhD presso il Dipartmento di Archeologia dell'Università di Aberdeen del Regno Unito sotto professori di fama mondiale quali Neil Price e Peter Jordan; inoltre, ha acquisito un MA presso l'Istituto di Preistoria "Adam Mickiewicz" dell'Università di Poznań, in Polonia. Nel 2007-2008 è stato studente in Erasmus all'Università di Oslo, dove ha studiato runologia, archeologia vichinga e l'Old Norse. 
Presso questo link nella sua pagina di Academia.edu, potrete trovare il suo Curriculum Vitae:


Recensione del libro:
Ho avuto il piacere di scoprire questo libro per puro caso, suggerito in un gruppo Facebook internazionale di appassionati di studi nordici. E' stato proprio l'autore ad indicarci il sito dove poterlo acquistare (allora non si trovava su Amazon) ed, anche privatamente, ha dimostrato una squisitezza e disponibilità uniche.
Il suo libro è una monografia che si basa sulla sua tesi di dottorato intitolata "Entangled Worlds: Archeologies of Ambivalence in the Viking Age" del 2012. Rivista e ricorretta, l'ha proposta al grande pubblico  nel 2016 aggiungendo del materiale inedito, sotto l'egida del professor Rudolf Simek che ha aggiunto quest'opera alla sua serie di volumi cartacei.
Per uno studioso, o appassionato, di stregoneria e magia nordica, questo libro rappresenta una base fondamentale dalla quale partire poiché si rifà allo studio direttamente sul campo di quello che è stato lo strumento rituale dei seiðmenn e delle völur. L'approccio è naturalmente accademico e la sua lettura prevede la conoscenza della lingua inglese, tuttavia la sobria lunghezza dei capitoli e la loro varietà rende estremamente scorrevole la lettura. Sono riportati numerosi passi dell'Edda e delle Saghe in lingua originale, seguite poi dalla loro traduzione in inglese.
La parte finale del libro è il Catalogo, dove vengono proposte informazioni dettagliate di tutti i bastoni rituali vichinghi della Scandinavia (Svezia, Norvegia, Danimarca), Islandesi e Irlandesi. Ogni bastone ha una sua foto in bianco e nero ed una scheda che ne riporta numerose minuzie, come la tipoogia, il luogo di ritrovamento, la posizione di sepoltura, le misure, i dettagli metrici, il possibile scopo etc.  
Il lavoro maturato da Gardeła in questa sua opera, di cui solo la Bibliografia conta 33 pagine, fa brillare nuovamente una parte di Europa sconosciuta ai più, rendendogli giustizia  ed inserendola in un contesto archeologico e di studi approfonditi. Un approccio che ho apprezzato moltissimo dell'autore, è quello di proporre le varie interpretazioni di altri autori, comparandoli con la sua esperienza ma non screditandone il valore. Sta al lettore assimilare queste ricerche e farle proprie, arricchendo il proprio bagaglio personale ed ascoltando tutte le interpretationi possibili.
 
Ricostruzione del tumulo di Birka Bj. 845 così come potrebbe esser apparso al momento della sua chiusura (disegno di Þórhallur Þráinsson)

Vi riporto l'indice, non tradotto, del libro:
 
Chapter 1: Introduction
1. Approaching seiðr. A hundred years of research
2. Seiðr among gods and humans in Old Norse accounts
3. Magic, sorcery and witchcraft. Terminological concerns
4. Sources and source critique
    4.1. The sagas - Íslendingasögur and Fornaldarsögur
    4.2. Skaldic poetry
    4.3. The Poetic Edda and the Prose Edda
    4.4. Folkloristic evidence
    4.5. Entangling texts and archeology
    4.6. Aspects of diversity
5. The Architecture of the book
  
Chapter 2: The Archaeology of Viking Age Ritual Specialists
1. Reevaluating the "archaeology of sorcerers" in the Viking world
2. Neglected evidence and (re)interpretations
3. New advancements in the studies of graves of alleged ritual specialists
    3.1. Holy white stones as markers of seiðmemm and völur graves?
    3.2. The female cult leader from Trå?
    3.3. Ritual specialist(s) from Kaupang?
    3.4. The lost identities of the women from Oseberg
    3.5. King Harald's prophetess? A new interpretation of the Fyrkat 4 grave
    3.6. Prominent ladies from Norway. A reassessment of graves from Gausel, Hopperstad and Vinjum
    3.7. Buried with honour and held under stones? The diversity of ritual specialists' burials
       3.7.1. Execution by stoning and its meaning in the Norse world
       3.7.2. The Gerdrup grave
       3.7.3. Grave A505 from Trekroner-Grydehøj
    3.8. Multiple amulets as indicators of ritual specialists?
4. Problems with magic in archeological research

Chapter 3: Staffs in Viking Age Archaeology
1. Roasting spits from archaeological and textual sources
2. Neil Price's reinterpretations of iron rods from the Viking Age
3. Iron staffs' construction and analogous objects from Viking Age contexts
4. Wooden staffs from Viking Age contexts
5. An unusual staff from grave A505 at Trekroner-Grydehøj
6. A unique whip, staff or sceptre from Ladby
7. New interpretations of iron staffs by Eldar Heide and Karen Milek
8. Staffs, weights and economic aspects. The (re)interpretations of Ingrid Gustin
9. Dating staffs from archaeological contexts
10. Miniature staffs in Viking Age archaeology
11. Staffs in Migration Period and Viking Age iconography
12. What makes a staff? How does a staff become a magic object?
 
Chapter 4: Staffs in Old Norse Textual Sources
1. Tamsvöndr 
2. Skogarvöndr
3. Gambanteinn
4. Lævateinn
5. Hlautviðr and Hlautteinn
6. Stafr, seiðstafr, stafspróta, járnstafr, and krókstafr
7. Völr
8. Gandus, gandr, and göndull
9. Staffs with personal names
10. Allusions to possible staffs in Old Norse accounts and law codes
11. Reeds and spears - transformative objects?
12. Staffs in Old Norse accounts. A summary
 
Chapter 5: Interpreting Staffs
1. The staff as a distinctive attribute of a ritual specialist
2. The staff as axis mundi
3. The staff as a distaff
4. The staff as a weapon
5. The staff as a phallus
6. The staff as a tool of supernatural exchange and an animal mount
7. The staff as a whip-shank
8. The staff as a roasting spit
9. The staff as a key
10. The staff as a lamp
11. The staff as a musical instrument
12. Staffs in action. Technological and symbolic aspects
    12.1. Holding staffs in ritual performances and everyday life
    12.2. Travelling with a staff
    12.3 Storing a staff
13. Staffs and death
    13.1. Positioning staffs in Viking Age graves
    13.2. Killing the staffs by bending, stoning, burning and drowning in a bog
 
Chapter 6: Multivalent Objects
1. Comparative perspectives. Staffs im the early medieval world
    1.1. Staffs in the Anglo-Saxon world
    1.2. Staffs among the Slavs and Balts
2. Final Conclusions

Bibliography
Catalogue