sabato 10 marzo 2018

Lacnunga - Incanti degli Anglosassoni

Il Lacnunga - tradotto "Rimedi"- è una collezione di oltre duecento rimedi, di erbe, incantesimi e preghiere, per umani e animali da fattoria, fra cui mucche, cavalli, maiali e pecore. 
Occupa le pagine 130-193r del manoscritto BL Harley 585 (clicca qui per sfogliare il manoscritto digitalizzato), dell'XI secolo ed è compilato principalmente in Inglese Antico ed in Latino, essendo tuttavia presenti anche alcuni incanti in altre lingue, come in Irlandese Antico.

: Gli Ingredienti:
La maggior parte dei rimedi presenti nel compendio sono a base di erbe:
- lozioni
- pomate
- olii
- impacchi
- sciroppi
- bevande
ai quali occasionalmente venivano aggiunte sostanze animali come il grasso, la bile, il midollo, sterco ed urina, oltre ai più frequenti latte, burro e uova.
Le spezie erano spesso utilizzate per insaporire: sale, pepe, zenzero, cannella, cipero e curcuma erano le favorite.
I vari ingredienti, a seconda dell'uso, venivano stropicciati, pestati, setacciati, bolliti o essiccati per poi tritarli in fini polveri.

:Origini della parola Incanto:
L'incanto, la cui parola di origine latina incantiatio significa "cantare dentro", contiene dentro di sé l'antico sapere dei poteri stregonici femminili dell'Antica Europa.
Famosi incanti sono i Galdr norreni. La galdrakona, strega nordica, era specificatamente la donna che cantava i suoi fascini. Da una parola correlata in Sassone, galdor, nascono nomi per la galstre o gealdricge/galdriggei: incantatrice (femmina).  In Medio Alto Germanico troviamo galster, che significa "incantesimo parlato, magia". L'anglosassone wyrtgælstre era lo specifico incantatore di erbe.
Attraverso la loro voce, fiato e parole, la donna incantatrice porta lo spirito nella materia, il soffio vitale, infondendo l'oggetto del suo canto di consapevolezza e quindi causandone la trasformazione.
Ovviamente, tutti i concili della chiesa arrivarono poi a proibire ogni forma di incanto cantato, come anche ogni omen -segno sincretico- animale, onirico o divinazioni di sorta di origine etena (concilio di Clovesho nel 750).

Incanto per la nascita della prole, presente nel Lacnunga. Come la donna è incantatrice, così lo è il serpente.

: Incanto, o poema, delle Nove Erbe (Nine Herbs Charms):
Il più famoso di tutti è senz'altro l'incanto delle Nove Erbe. Il poema è scritto in Antico Inglese ma, come citato dallo studioso inglese Robert Kay Gordon, "si trattava sicuramente di un poema di origine antica ed etena, soggetto poi di censura cristiana". 
L'incanto aveva la funzione di curare ferite e avvelenamenti attraverso l'utilizzo di nove erbe, sacre ad Odino. Vi propongo il canto originale in Antico Inglese, seguito subito dopo dalla mia traduzione in italiano e dalla preparazione delle erbe, per farvi comprendere l'alto valore esoterico e simbolico -che comprenderete da soli- di questo poema.

 
Nigon Wyrta Galdor
Gemyne ðu, mucgwyrt, hwæt þu ameldodest,
hwæt þu renadest æt Regenmelde.
Una þu hattest, yldost wyrta.
ðu miht wið III and wið XXX,
þu miht wiþ attre and wið onflyge,
þu miht wiþ þam laþan ðe geond lond færð.

Ond þu, wegbrade, wyrta modor,
eastan openo, innan mihtigu;
ofer ðe crætu curran, ofer ðe cwene reodan,
ofer ðe bryde bryodedon, ofer þe fearras fnærdon.
Eallum þu þon wiðstode and wiðstunedest;
swa ðu wiðstonde attre and onflyge
and þæm laðan þe geond lond fereð.

Stune hætte þeos wyrt, heo on stane geweox;
stond heo wið attre, stunað heo wærce.
Stiðe heo hatte, wiðstunað heo attre,
wreceð heo wraðan, weorpeð ut attor.
þis is seo wyrt seo wiþ wyrm gefeaht,
þeos mæg wið attre, heo mæg wið onflyge,
heo mæg wið ðam laþan ðe geond lond fereþ.
Fleoh þu nu, attorlaðe, seo læsse ða maran,
seo mare þa læssan, oððæt him beigra bot sy.

Gemyne þu, mægðe, hwæt þu ameldodest,
hwæt ðu geændadest æt Alorforda;
þæt næfre for gefloge feorh ne gesealde
syþðan him mon mægðan to mete gegyrede.

þis is seo wyrt ðe wergulu hatte;
ðas onsænde seolh ofer sæs hrygc
ondan attres oþres to bote.
ðas VIIII magon wið nygon attrum.

Wyrm com snican, toslat he man;
ða genam Woden VIIII wuldortanas,
sloh ða þa næddran, þæt heo on VIIII tofleah.
þær geændade æppel and attor,
þæt heo næfre ne wolde on hus bugan.

Fille and finule, felamihtigu twa,
þa wyrte gesceop witig drihten,
halig on heofonum, þa he hongode;
sette and sænde on VII worulde
earmum and eadigum eallum to bote.
Stond heo wið wærce, stunað heo wið attre,
seo mæg wið III and wið XXX,
wið feondes hond and wið færbregde,
wið malscrunge manra wihta.

Nu magon þas VIIII wyrta wið nygon wuldorgeflogenum,
wið VIIII attrum and wið nygon onflygnum,
wið ðy readan attre, wið ðy runlan attre,
wið ðy hwitan attre, wið ðy wedenan attre,
wið ðy geolwan attre, wið ðy grenan attre,
wið ðy wonnan attre, wið ðy wedenan attre,
wið ðy brunan attre, wið ðy basewan attre,
wið wyrmgeblæd, wið wætergeblæd,
wið þorngeblæd, wið þystelgeblæd,
wið ysgeblæd, wið attorgeblæd,

gif ænig attor cume eastan fleogan
oððe ænig norðan cume
oððe ænig westan ofer werðeode.
Crist stod ofer adle ængan cundes.

Ic ana wat ea rinnende
þær þa nygon nædran nean behealdað;
motan ealle weoda nu wyrtum aspringan,
sæs toslupan, eal sealt wæter,
ðonne ic þis attor of ðe geblawe.

Mugcwyrt, wegbrade þe eastan open sy, lombescyrse,
attorlaðan, mageðan, netelan, wudusuræppel, fille and finul,
ealde sapan. Gewyrc ða wyrta to duste, mængc wiþ þa
sapan and wiþ þæs æpples gor.
Wyrc slypan of wætere and of axsan, genim finol, wyl on þære slyppan and beþe mid æggemongc, þonne he þa sealfe on do, ge ær ge æfter.
Sing þæt galdor on ælcre þara wyrta, III ær he hy wyrce and on þone æppel ealswa; ond singe þon men in þone muð and in þa earan buta and on ða wunde þæt ilce gealdor, ær he þa sealfe on do. 
 

Poema delle Nove Erbe

Ricordi, Artemisia, ciò che tu hai reso conosciuto,
ciò che hai disposto al Grande bando.
Eri chiamata Una, la più antica delle erbe,
hai potere contro tre e contro trenta,
hai potere contro il veleno e contro il contagio,
hai potere contro il ripugnante nemico che percorre la terra. 

E tu, Piantaggine, Madre delle erbe,
aperta dall'est, potente dentro.
Sopra te i carri scricchiolavano, sopra te le regine cavalcavano,
sopra te le spose gridavano, sopra te i tori sbuffavano.
Hai resistito a tutti loro, ti sei scagliata contro di loro.
Possa tu, allo stesso modo, resistere al veleno e alle infezioni
e all'odioso nemico che percorre la terra.

Cardamine è il nome di questa erba, che crebbe su una roccia,
si oppone al veleno, si scaglia contro di lui.
Ortica si chiama un'altra, attacca la letale sostanza,
caccia ciò che è ostile ed estirpa il veleno.
Questa è l'erba che ha combattuto contro il serpente,
ha potere contro il veleno, ha potere contro le infezioni,
ha potere contro il ripugnante nemico che percorre la terra.
Metti ora in fuga, Giavone, il più grandi veleni,
sebbene tu sia il minore, fino a che entrambe non lo curino.

Ricorda, Camomilla, ciò che hai reso conosciuto,
cosa hai compiuto ad Alorford (*)
che mai nessun uomo abbia infezioni nella sua vita, 
dopo che abbia ricevuto della Camomilla come cibo.

Questa è l'erba chiamata Mela.
Un sigillo l'ha inviata attraverso il mare,
è disturbo per il veleno, è un aiuto per le altre erbe.
Contro il dolore, e si scaglia contro il veleno,

Un verme giunse strisciando, ma non uccise nessuno.
Poiché Odino prese nove ramoscelli della gloria,
colpendo la vipera che volò in nove parti.
Qui c'è la Mela esperta di veleno,
non avrebbe mai lasciato che l'ignobile serpente potesse restare in casa.

Il Timo ed il Finocchio, due dalla grande potenza,
sono stati creati dal saggio Signore,
sacro in cielo mentre era appeso;
li ha posti ed ascoltati nei sette mondi,
a partire dagli infelici ai fortunati, come aiuto per tutti.
Aiuta contro il dolore, combatte contro il veleno,
ha potere contro tre e contro trenta, 
contro la mano del nemico e contro i nobili intrighi,
contro gli incantesimi di vili creature.

Ora queste nove erbe hanno potere contro i nove spiriti maligni,
contro nove veleni e contro nove infezioni:
Contro il veleno rosso, contro il veleno disgustoso,
contro il veleno giallo, contro il veleno verde,
contro il veleno nero, contro il veleno blu,
contro il veleno marrone, contro il veleno cremisi,
contro i gonfiori della vipera, contro le vesciche d'acqua,
contro la bolla della spina, contro la vescica del cardo,
contro le vesciche da ghiaccio, contro le vesciche da veleno,

Se qualche veleno arriva volando da est,
o qualsiasi dal nord, o qualsiasi dal sud,
o qualsiasi altro dall'ovest, fra le persone.
Cristo (**) si ergeva su malattie di ogni tipo.

Solo io conosco un corso d'acqua,
e i nove serpenti si guardano da esso.
Possano tutte le malerbe spuntare dalle loro radici,
i mari dividersi, tutta l'acqua salata,
quando io soffio via questo veleno da te.
*
L'Artemisia e Piantaggine si aprono da est, Cardamine, Giavone, Camomilla, ortica, mela, timo e finocchio, un vecchio sapone; versare le erbe in una polvere, mescolarle con il sapone e il succo di mela.
Quindi preparate un impasto con acqua e polveri, prendete il finocchio, bollitelo assieme all'impasto e lavatelo con un uovo sbattuto, quando andrete ad applicare l'impacco, sia prima che dopo.
Cantante questo incanto tre volte su ogni erba prima che la prepariate, e allo stesso modo con la mela.
E cantante lo stesso incanto nella bocca dell'uomo, ed in tutte e due le orecchie, e sulla ferita, prima di applicare l'impacco.

(*) Non è certo che si tratti di un luogo geografico; il nome in inglese moderno Alderford indica la Torbiera vicino al guado. Nell'Antica Europa le torbiere erano considerate luoghi infestati dai morti ed associati al mondo sottile dell'aldilà; essendo il guado un punto che permetteva di attraversare il fiume, esso divideva il mondo dei vivi da quello dei morti. La camomilla, in questo caso, è un'erba salvavita.
(**) Rimaneggiamento cristiano molto comune nelle preghiere e nelle benedizioni. In originale si trattava del Dio Odino.

Abbiamo così nove erbe e le loro proprietà:
  • Mucgwyrt, dalle proprietà antibatteriche, è la nostra Artemisia vulgaris
  • Wegbrade, antimicrobica e antinfiammatoria, aiuta la rigenerazione cellulare, è la Piantaggine
  • Stune, antibatterica, rallenta il sanguinamento: Cardamine hirsuta
  • Stiðe, riduce l'infiammazione e allevia il dolore, la nostra Ortica
  • Attorlaðe, utile per problemi alla pelle:Giavone
  • Mægðe, riduce l'infiammazione e aiuta le ferite a cicatrizzarsi, Camomilla - Matricaria
  • Wergulu, antinfiammatoria ed antivirale, è la Mela
  • Fille, previene la morte cellulare, aiuta a curare le ferite, il Timo
  • Finule, allevia la nausea e riduce il sanguinamento, il  Finocchio
Spero che l'articolo sia stato di vostro gradimento 💁 vi lascio, come sempre, le mie...

Fonti di studio:
- MS BL Harley 585.
- "A critical edition of the Anglo-Saxon Lacnunga in BL MS Harley 585", Pettit Edward Thomas, King's College LONDON.
- "The untold history of healing: Plant lore and medicinal magic from the stone age to present "Wolf D. Storl, North Atlantic Books Berkeley, California.
- "Anglo-Saxon Medicine", M. Cameron. Cambridge Studies in Anglo-Saxon England.
- "Mosby's Handbook of Herbs and Natual Supplements" Linda Skidmore-Roth.
- Enciclopedia del web

 Sarò in vacanza per una settimana, quindi molto probabilmente, ci rivedremo dopo il 20!

 



lunedì 5 marzo 2018

I Libri Neri - Svarteboken e Leechbook - Olftidens Sortebog


Sono abbondanti le leggende dei libri neri presso il folklore norvegese. Henrik Wergeland, poeta di metà '800, sembra aver consultato uno di questi libri per la preparazione del suo "Den norske Bondes nyttige Kundskab om de Læge-, Farve-, Garve-, samt Gift-Planter, der vore paa hans Jord" [Conoscenza utile dei contadini norvegesi sulle piante curative, mortali, coloranti e velenose di questa terra] del 1831.
Conosciuti in norvegese come Sorteboksformler, questi sortilegi e incantesimi costituiscono, come asseriva il vescovo Anton Christian Bang (1840-1913), grande studioso di libri neri, "il più ricco contributo al fine di comprendere la storia delle credenze popolari sul soprannaturale".
I libri neri norvegesi ritrovati sono circa 200~. Il più antico è datato 1480 e venne ritrovato nel 1796 vicino all'altare della chiesa di Vinje Stavkirke nel Telemark. Si tratta del Vinjeboken, composto da 108 pagine e dalle dimensioni di 4,8 x 7,0. Qui si trovano rimedi contro l'alitosi, la gotta, la scabbia etc.
La sua scrittura, in lingua norvegese, danese e latina, fa presumere che il suo autore fosse stato un uomo di notevole educazione, religioso, probabilmente un prete.

Vi cito un rimedio del Vinjeboken:

"Se non riesci a parlar bene
prendi il tuorlo di un uovo
e mescolalo con del miele.
Assumilo più di una volta. Ti aiuterà."

Molti libri neri, durante il tempo, sono stati recuperati proprio nelle chiese in cui venivano nascosti a causa del timore per le leggende che circolavano sul loro possedimento: si riteneva infatti che chi venisse trovato in possesso di un libro nero non potesse più ottenere la salvezza della sua anima; il pericolo poteva tuttavia essere scongiurato facendo in modo che il possessore scrivesse il suo nome con il proprio sangue direttamente nel libro nero, per poi nasconderlo nella chiesa della sua parrocchia accompagnandolo da quattro scellini. Ovviamente, durante il 1500-1600, possedere tali libri o conoscerne le formule, era una strada sicura per l'accusa di Stregoneria e conseguente rogo. Un certo Ingeborg Øxset, nel 1670, accusato di Stregoneria, venne bruciato al rogo perché accusato di fare il burro poco prima di Natale.
Si riteneva impossibile liberarsi di un Libro Nero, dal momento che questi sarebbe sempre ritornato al suo possessore. Un evento particolare, ma non unico, ci narra di Erik Kvennerud che, prima della sua partenza per l'America, bruciò il suo libro nero accompagnandolo con una pagina di preghiera al dio cristiano.

Il libro nero si occupava di tutte le quotidiane vicende, dalla cura del mal di denti e del dolore allo stomaco, al proteggere persone o animali. Alcune ricette possono essere classificate come magiche, come il far innamorare una donna, come vincere contro il proprio avversario in un gioco di carte o come creare rituali e ricette contro le malattie tumorali, di incontinenza e problemi di fertilità. In molte formule si evoca il diavolo per questioni di vendetta, di furti e dispute. Moltissime erano le consacrazioni per scacciare gli spiriti maligni o legare le mascelle di animali come il lupo o l'orso. Ovviamente ogni libro nero era differente dagli altri, a seconda dei bisogni del suo creatore: dal contadino (molto comune era trovare libri neri presso le fattorie, il che ci suggerisce la diffusione popolare del libro magico), al soldato, all'insegnante etc. Il libro nero rappresentava inizialmente una conoscenza tramandata in via ereditaria, tuttavia nel corso dei secoli molti di questi libri vennero venduti all'asta, dati via o nascosti nelle chiese.

“Se vuoi scovare un tumore
brucia un albero fino a ridurlo in cenere
e poi aggiungi della seta rossa e del succo d'aglio.”
“Per diventare invisibili cattura un *animale che non citerò per scelta personale*
tagliali un orecchio e bollilo nel latte. Infine macera il prodotto.
Diventerai invisibile.”
La leggenda che fossero dei demoni a causare le malattie nasce da tempi preistorici: molte formule per combattere questi demoni, presenti nei libri neri norvegesi, hanno origine egiziane, babilonesi, persiane ed ebree. Ognuna di queste ha contribuito ad essere del materiale utile per questi libri neri che hanno ottenuto una grande popolarità e diffusione nell’Europa del Medioevo, ritradotti  poi nelle lingue o vernacoli delle varie nazioni, come Leechbook, Grimori e altri testi. Anche Agrippa, nel suo “De Occulta Philosophia” riporta numerosi rimedi ed incantesimi di magia simpatica riguardanti piante, animali, esseri umani, minerali, spiriti e l’occulto intreccio di pratiche che portano a compiere sul piano materiale il proprio volere.
Come potevano funzionare le formule dei libri neri?
Bisogna ritornare alla credenza preistorica del potere magico della parola. Molte formule sono state rimaneggiate infatti semplicemente modificando il nome di X Dio o Dea con Cristo, i santi e la vergine Maria.

Il libro nero Oldtidens Sortebog

Questo libro nero è stato pubblicato sia a Copenhagen sia a Chicago nel tardo ‘900. Il suo titolo originario “Oldtidens Sortebog fra Aaret 1400 funden ven Udgravningen i en Ruin af en gammel Borg" [L’antico libro nero dell’anno 1400 trovato durante gli scavi di una rovina di un castello] era accattivante abbastanza per aumentare la fede di coloro che ritenevano dover seguire i suoi rimedi. L’uso effettivo di tale libro dipendeva dall’ottenimento della “chiave di lettura” attraverso un’iniziazione come ad esempio il rinunciare alla fede cristiana, firmare il proprio nome col sangue o giurare fedeltà. La firma del libro Oltiden Sortebog era “Cyprianus”.
Alcuni libri neri erano infatti attribuiti al grande Cyprianus, figura mitica di tempi antichi e considerato un grande mago. Probabilmente si trattava di un patriarca della prima chiesa cattolica, Thascius Caecilius, nato nel 200 a.c, che divenne vescovo di Antiochia quarant’anni dopo. Durante il Medioevo andavano a circolare storie circa il suo coinvolgimento nello studio delle arti oscure, come potente mago. Queste dicerie lo disgustarono talmente tanto che egli fece ritorno a casa, dove si dice scrisse nove libri pieni di Trolldomskunstner (arti magiche), le basi che poi diedero vita ai libri neri.
Nell’Oldtidens Sortebog ci sono varie sezioni: consigli su come ottenere il meglio dal libro nero, un prospetto di corrispondenze astrologiche con il temperamento delle persone secondo il loro mese di nascita, formule oscure etc. Nell’introduzione troviamo lo script gotico, mentre nel resto del libro le parole sono scritte in ordine inverso (come anche nella firma Cyprianus, da leggere dal basso verso l’alto, da destra a sinistra).
Leggere le formule al contrario conferiva un’ulteriore potere all’atto segreto dell’incantesimo. Altra necessità affinché le formule funzionassero era il non dubitare della veridicità del metodo scritto.

Vi riporto una cura per l’infiammazione del busto (Middel mod Brystyge), da leggere secondo le indicazioni:
 “Consunto sarà l’uovo appena meglio sentirà si malata persona la e corrente acqua in pentola la Getta. terra di mucchio un sotto l’uovo Sotterra. tutto del scompare non muco il che a fino nuovo di cuocilo e sbuccialo, duro abbastanza è Quando. malata persona della muco nel uovo un Bolli.”

Vi sono altri numerosi rimedi che non elencherò né descriverò per evitare che qualche folle desideri metterli in pratica (seguendo pratiche che ricordo essere illegali) per pura curiosità o convincimento personale. Ricordiamoci, e mettiamo i piedi per terra quando leggiamo e ci informiamo circa queste pratiche, che risalgono ai tempi in cui la medicina moderna era ancora del tutto sconosciuta e che le tempistiche previste da questi rituali sono rappresentative del probabile corso naturale della malattia. In pratica, si guariva ugualmente in tempo aspettando che un uovo fosse del tutto consumato da un mucchio di terra. La difficoltà del reperire certi materiali inoltre era base per aumentare la credenza popolare che questi incanti e rituali avrebbero funzionato.


*
Fonti di studio:
Grillot de Givry - “Witchcraft, Magic and Alchemy”
Thomas R. Forbes – “Verbal charms in british folk medicine”
John M. Jr. McBryde – “Some medieval charms”
Birgir Osland – “A Long pull from Stavanger. The reminiscences of a Norwegian immigrant”
Kathleen Stokker – “Keeping Christmas: tuletide traditions in Norway and the new land”
Kathleen Stokker – “Between sin and salvation: the human condition in legends of the black book minister”

sabato 3 marzo 2018

Hrosshvalr e la metamorfosi della strega nordica

Una metamorfosi stregonica animale fra le più interessanti è quella che avviene nel capitolo XVIII della Kormáks Saga (facente parte della Saga degli Islandesi, del XIII secolo):

Originale Old norse:
"Þá er þeir brœðr létu ór læginu, kom upp hjá skipinu hrosshvalr. Kormakr skaut til hans þálstaf, ok kom á hvalinn, ok søkkðisk. Þóttusk menn þar kenna augu Þórveigar. Þessi hvalr kom ekki upp þádan í frá, en til Þórveigar spurðisk þat, at hon lá hætt, ok er þat sögn manna, at hon hafi af því dáit."

Mia traduzione in Italiano:
"Nel momento in cui i fratelli (Kormakr e Þorgils) lasciarono il loro ormeggio, un hrosshvalr sorse vicino alla loro imbarcazione. Kormakr tirò verso di lui una lancia che raggiunse il cetaceo, il quale si tuffò in acqua. Gli uomini credettero di aver riconosciuto gli occhi di Þórveig. Questo cetaceo non tornò più in superficie ma quanto a Þórveig, abbiamo appreso che era stata raggiunta da una malattia mortale, e, secondo l'opinione popolare, forse è morta proprio a causa di quella."

L'ultima frase deve, senza alcun dubbio, esser intesa così: Þórveig morì a seguito della ferita provocata dall'arma di Kormakr, che la raggiunse e la uccise in quanto animale stregonico dei mari, il famoso hrosshvalr.
Ma che animale è un hrosshvalr? La parola norrena secondo alcuni studiosi sembra riportare alla balena-cavallo, una sorta di tricheco. Tuttavia diversi testi ci vengono in aiuto ( come la Grágas, il Biskop Arnes Kristenrett e la Konungs skuggsjá) e ci indicano quanto in realtà fossero differenti il tricheco -spesso chiamato rostungr e rosmhvalr- e l'hrosshvalr.
La domanda che sorge spontanea è: perché mai la strega Þórveig si sarebbe dovuta trasformare in un similar-tricheco? Troviamo la risposta parecchio tempo dopo grazie a Jón Guðmundsson, che fra il 1640 e il 1644 redasse il suo manoscritto Storia naturale d'Islanda ( "Um Íslands aðskiljanlegar náttúrur") conservato presso la Biblioteca nazionale d'Islanda a Reykjavik) dove indica l'hrosshvalr come 《la più pericolosa fra tutte le balene più feroci》 appartenente alla specie degli illhveli, mostri cetacei la cui presunta esistenza alimenta le paure dei navigatori dei mari settentrionali.
Aveva infatti un'antica reputazione -come si legge nella Konungs skuggsjá (XIII secolo) - di animale feroce e aggressivo verso le imbarcazioni degli uomini, che attendeva con pazienza al fine di ucciderli. "Queste balene sono piene di avidità e di malignità. Non si lasciano mai uccidere dagli uomini e percorrono in lungo e in largo tutti i mari alla ricerca di navi. Saltano sulla nave in modo da distruggerla e farla affondare in maniera più veloce. La loro carne non può esser consumata dagli uomini poiché gli sono nemici, avversari della specie umana. La più grande di loro non supera le trenta-quaranta iarde."
Per distinguerlo, sembra che l'hrosshvalr si distinguesse grazie ad un tratto fisico di primaria importanza: gli occhi. Essi erano di una dimensione eccezionale, molto più grandi di quelli di un qualsiasi altro cetaceo dei mari settentrionali.
Nel suo Storia naturale d'Islanda, Guðmundsson riporta gli echi di una leggenda, secondo la quale San Brendan, giunto alla presenza di un hrosshvalr durante uno dei suoi viaggi in mare, implora dio chiedendogli di far crescere una blaka (escrescenza carnosa, simil paraocchi) sugli occhi del mostro, al fine di impedirgli di vedere. La fonte diretta di questa leggenda non ci è pervenuta, ma ha grandi similitudini con la sua forma latina Navigatio Sancti Brendani Abbatis, dove il santo viene invece attaccato da un grifone, che viene accecato e infine ucciso.
Gli occhi sembrano avere dunque un significato esoterico importante in questo mostro marino, poiché ne identificano l'hamr e l'anima stregona che prende forma concreta nel mondo acquatico. E, nella Kormakr saga, come abbiamo visto, sono proprio gli occhi di Þorveig che sono stati riconosciuti dai due fratelli.
La rauðkembingr (in alto) e l'hrosshvalr (in basso) così come venivano rappresentate nel manoscritto di Guðmundsson.




Il rostungr, o tricheco, dal medesimo manoscritto.

Fonti di studio:
Les magiciens dans l'Islande ancienne: etudes sur la représentation de la magie islandaise et de ses agents dans les sources littéraires norroises - François-Xavier Dillmann

Witten Wieven, gli spiriti profetici femminili

Una delle più suggestive tradizioni giunte fino a noi, che si riconducono alla tradizione nordica, sono le Witten Wieven, spiriti femminili che vivevano in vecchi tumuli. Questo termine olandese viene tradotto come "Donne Sagge", successivamente mutato in "Donne Bianche" nell'era dell'espansione colonialistica.
Nel 1660 Johan Picard scriveva che gli abitanti dei villaggi e delle città portavano offerte alle Witten Wieven per chiedere cure, aiuto nella nascita della prole, conoscenza del futuro e aiuto nel ritrovare oggetti importanti e perduti da tempo. Tutte attività che nel Medioevo erano elencate come a carico delle Streghe.
In questa illustrazione di Gerrit van Goedesbergh del 1660 si può vedere uno di questi spiriti femminili profetizzare dalla porta della sua casa (il tumulo) in direzione dei preganti. Teschi umani e di animali giacciono sul terreno, enfatizzando l'ambito divinatorio che appartiene al regno dei morti; altri due teschi sono di guardia sopra il tetto, vicino al camino che sbuffa. Interessante è la presenza anche di funghi sul terreno, in primo piano.

Witten Wieven, illustrazione di Gerrit van Goedesbergh - 1660