mercoledì 21 novembre 2018

Sul Galdrabók e sui Galdrastafir

Uno degli argomenti che suscita più interesse nella curiosità comune sono sicuramente i Galdrabækur, ovvero i grimori magici islandesi, di cui fornii un veloce excursus in uno dei primi post del blog. Trovo che ci sia necessità di chiarimento, perché tanti scrivono, fanno video e corsi in cui parlano di questi sacri sigilli, senza averne la benché minima conoscenza.

Oggi vorrei dedicare l’attenzione ad uno dei più famosi, il manoscritto ÄTA, amb 2 (Stockholm MS) più conosciuto con il semplice nome de "Il Galdrabók”, così ribattezzato da Stephen E. Flowers, runologo e divulgatore esoterico, il quale ha compiuto diversi studi a riguardo.

Come prima cosa è necessario introdurre il contesto sociologico della stesura. 
Ci troviamo in Islanda, fra il 1500 ed il 1650 circa. Il cristianesimo, già arrivato da diversi secoli, è entrato in punta di piedi ed ha permesso una certa coesistenza con il precedente culto politeista; le credenze si sono mescolate, alcune sono state assorbite, altre sostituite. Le preghiere che prima venivano rivolte alla Dea Freya adesso sono rivolte alla vergine Maria, e così Odino (o Thor) con Gesù etc... 
L’alfabetizzazione da parte dei cristiani verso il popolo islandese, ha comunque permesso alla pratica popolare di essere trascritta su manoscritti e fogli di pergamena, sconosciuti prima della cristianizzazione (1.000 CE), e quindi è stato dato via ad un proliferare di manuali in vernacolo di: aiuti medici, rimedi di erbe, tecniche divinatorie, stregoneria, ovvero tutto ciò che prima era riservato esclusivamente ad un élite letterata. 
Le antiche credenze erano ancora estremamente vive nel cuore degli islandesi dell’epoca, così come il culto delle antenate (dísir) e degli spiriti del luogo (vættir); giocoforza, il cristianesimo ha avuto necessità di inglobare tali culti con un meccanismo molto lento, volto a sradicarli poco alla volta, proprio a causa della resistenza e della perseveranza delle comunità.
Il popolo ha dunque cercato di mantenere vivo fino all’ultimo il proprio passato e la propria tradizione, ha combattuto per non veder cancellate le sue tradizioni, credenze ed atti magici. Per dar giusto merito a queste persone, le cui sentenze di morte sono state trascritte nei registri locali, dovete sempre ricordare che c’è chi ha dato la vita per proteggere questi manoscritti e che solo in un periodo di profonda crisi economica e condizioni climatiche estreme quest’ultimi sono stati cibo per chi non aveva più niente da perdere. 
 
*Da etena, quindi, trovo personalmente malsano veder discutere di tali manoscritti con una semplicità recensionistica, tipicamente italiana, al fine di qualche like sui social o una facile vendita di libri dalle qualità discutibili*
 
:IL GALDRABÓK:
Il Galdrabók (la cui radice galdr, incanto, proviene dal verbo gala, canto/grido), riporta al suo interno varie tipologie di magie ed atti stregonici. Essendo redatto a più mani nel periodo sopracitato, contiene incantesimi e sigilli (chiamati Galdrastafir – doghe magiche ) costituiti da più forme simboliche: si possono quindi riconoscere, all’interno dei singoli stafir, anche caratteri latini, greci, rune, forme di magia naturale, occultismo, astrologia ed influenze kabalistiche, il tutto in forma criptata, al fine di nascondere e velare il significato originario dello stafur.
Jón Árnason, in una delle sue collezioni, ci mostra un esempio di criptaggio del nome Þundur. 
 
Þundur ("Svá Þundur um reist" – "Così il rombo del tuono ruggisce" – Havamál 145) significa letteralmente “colui che tuona”. Non è tuttavia un epiteto di Thor, come erroneamente si potrebbe supporre, ma di Odino, come si evince nel Grímnismál e sta a rappresentare il ritorno del Dio fra i popoli portando con sé l’Antico Potere.

Dalle bandrún alla criptazione della parola o del messaggio


*Premetto che non introdurrò le singole rune nel mio blog, e che sarà vostra cura studiare in tal senso, presumibilmente con dei testi validi. Trovate qualche consiglio nel mio post di Facebook di qualche giorno fa.*
 
In particolare oggi vi vorrei parlare di uno stafur, denigrato in Italia, perché il suo scopo è quello di uccidere il bestiame di altri. Coloro i quali commentano con un semplice “sono galdrastafir inutili al giorno d’oggi perché la maggior parte di noi non possiede bestiame.” dimostrano profonda incapacità stregonica nello studio del sigillo ed ignorano volutamente la maestosità dietro ogni singola linea che viene riportata nei manoscritti. Queste persone, a mio avviso, non dovrebbero parlarne né tantomeno fare divulgazione in tal senso, confondendo le idee a chi vuole saperne di più, in maniera del tutto irrispettosa verso chi ha creato e protetto queste forme stregoniche nei secoli.
 
Lo stafur in questione si trova nel foglio nr.20 del Galdrabók, a sinistra. 
 
La descrizione in islandese riporta:
 
“Þessa stafi skal maður skrifa á blaði og kasta í hestfar hans, þá mun einhver gripur hans deyja ef hann styggir þig óforþént og byrg stafinn í hestfarinu.”
 
Ovvero:
 
“Queste lettere un uomo deve trascrivere su una pergamena e lanciarle verso il cavallo (del nemico) cosí che parte del suo bestiame muoia, se lui ti ha offeso ingiustamente, nascondi queste doghe nell’impronta dello zoccolo”.
 
Si tratta dunque di una magia di vendetta, propria della Stregoneria islandese
 
Incanto dal Galdrabók

Una figura simile è riportata nel più recente manoscritto Huld (da Hulda, ció che è oscuro), del 1860 e viene chiamato Dreprún. La forma, come vuole la natura stessa del manoscritto, cela a prima vista la chiave di decifrazione del sigillo, che invece viene risaltata ed elevata nel Galdrabók. Si tratta di un simbolo complicato, ma che ha varie funzionalità (quindi può coprire più eventi di manifestazione) e diverse interpretazioni. 

 
Versione incanto dell' Hulda MS - ÍB 383 4to
 
Sia Sigurd Agrell che Frederik Stjernfelt lo analizzarono, rispettivamente nel 1934 e nel 1989.
Secondo Agrell lo stafur contiene le rune , Nauðr, Hagall e la runa Ís. L’obiettivo dell’incanto dunque è racchiuso nelle rune Fé ed Ís.
Nella prima struttura che incontriamo, a sinistra, troviamo due Fé dritte ed una reversa, per un valore numerico totale di 3, ovvero l’atto completo nella sua manifestazione attiva. La struttura globale richiama il recinto del bestiame (Fé) con le Hagall e le Ís in una direzione di collassamento su se stesso e dunque di apertura.
Nella struttura a destra si propone una Maðr, rinforzata da due Nauðr e quattro Hagall. Tale simbolo rappresenta l’atto magico vero e proprio, manifestato attraverso l'atto della Ís ed aumentato notevolmente nel suo atto di rivalsa, di cui Nauðr è naturalmente manifesta nel suo significato di tesi ed antitesi. Le Hagall comprendono invece le quattro manifestazioni spaziali dei nani quali creatori di ciò che è materia. 
 
Ma dove è direzionata?
Ritornando dentro al recinto si trova una Ós che permette al verbo della Strega di accedere ad un piano comunicativo superiore; l’atto manifesto entra così dentro la struttura con la Þurs, dritta e reversa, al fine di rilasciare una forza distruttiva inesauribile, alla quale nessun organismo vivente può sopravvivere. 
 
*
Dai registri contro la Stregoneria, diverse sono state le persone punite con la morte per tali atti, rivolti principalmente a cavalli, mucche e vitelli. Innumerevoli, anche, i rimborsi pecuniari. Teniamo sempre conto il contesto e l'epoca: una mucca o un cavallo in meno potevano fare la differenza fra la vita e la morte.

Ovviamente sono esistiti rimedi anche molto meno aggressivi, come ad esempio nella Svezia del XVII-XVIII secolo troviamo incanti come:
 
➤Rubare la “fortuna” dal bestiame di altri. 
Stacca dell’erba dai loro campi con i tuoi denti e falla bollire con della schiuma bianca trovata sulla spiaggia di un lago. Fai bere la mistura al tuo bestiame al fine di renderlo in salute e prospero.
 
➤Distruggere (förgöra) i cavalli del tuo vicino:
Per distruggere i cavalli del tuo vicino, prendi della sabbia trovata precedentemente attorno ad una tomba e spruzzala davanti alle loro stalle.
 
➤Distruggere dei cavalli:
Per distruggere dei cavalli, prendi tre fili di un pezzo di tessuto indossato in tre comunioni. Sfrega questi fili sul dorso del cavallo e sulle sue gambe e soffiali lontano nell’aria. Estirperanno dal cavallo tutta la sua potenza ed il suo coraggio.
 
Vi lascio con il carme 144 dell'Havamál:
 
Veistu hvé rísta skal? 
Sai tu come incidere?
Veistu hvé ráða skal?
Sai tu come leggere?
Veistu hvé fáa skal?
Sai tu come dipingere?
Veistu hvé freista skal?
Sai tu come provare?
Veistu hvé biðja skal? 
Sai tu come chiedere?
Veistu hvé blóta skal?
Sai tu come sacrificare?
Veistu hvé senda skal?
Sai tu come indirizzare?
Veistu hvé sóa skal? 
Sai tu come annichilire?
*

Alcuni testi di studio:

The Galdrabók - Stephen E. Flowers
Rún - Laugrith Heid
Manoscritto ÍB 383 4to  presso handrit.is
Huld Manuscript of Galdrastafir Witchcraft Magic Symbols and Runes - Justin Foster
 
Per gli altri testi di riferimento e qualsiasi altra domanda, potete contattarmi privatamente 💜

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