martedì 9 ottobre 2018

Il Giusto Approccio

 
"Den som gräver en grop åt andra faller ofta själv däri." 
(Chi scava una fossa per gli altri, spesso ci cade dentro)

Uno degli errori più comuni che possono accadere nell'approcciarsi al mito nordico ed alla fede nordica è la visione e studio dei testi basandosi sulla propria morale o religione, sia quest'ultima monoteista, politeista o inesistente. 

Prima di qualsiasi tipo di approfondimento, voglio ricordare che i Miti Nordici, così come li conosciamo oggi, hanno anch'essi antichi testi di riferimento, copiati da testi ancora più antichi, purtroppo a noi mai pervenuti: lo si può evincere, ad esempio, dall'utilizzo di parole specifiche non più utilizzate ai tempi della copiatura, oppure dalla descrizione di avvenimenti storici di cui sono state ritrovate tracce e reperti archeologici.
Questi testi non sono e non possono essere definibili come "sacri" nello stretto senso religioso del termine ma, invece, aprono un ampio spettro di studio nel loro aspetto cultuale. 
La Religione infatti prevede:
- la Morale: ovvero il senso comune del giudizio, sia esso rivolto all'esterno che all'interno (se stessi);
- il Dogma: ovvero linee di chiusura e demarcazione oltre le quali "non si deve andare perché altrimenti...".
Il risultato di questi due termini porta al loro punto cardine e somma, ovvero la Paura.
Essa è Morale, perché prevede il giudizio verso l'oggetto del nostro interesse (Bene/Male, Bianco/Nero, Giusto/Sbagliato, Angelo/Demone, Luce/Buio) ed è Dogmatica perché pone ulteriori limiti a ciò che è consentito dalla Morale, esponendo il soggetto ad un ipotetico rischio qualora questo indossi delle vesti non consentite nel recinto religiosamente delineato.
Vien da sé che tutto ciò che oltrepassa il limite è considerato con tutti gli aggettivi assimilabili alla paura: pericoloso, oscuro, mortale, terrificante, terribile, ma soprattutto sconosciuto.
Tralasciando l'aspetto naturalmente antropologico che ci fa reagire ad un qualsiasi evento con la Paura (in questo caso, sana, perché risponde ad una chiamata di attenzione biologica), tutto ciò che ci circonda affonda le sue radici nell'Ignoranza, in ciò che non si conosce.

Per questi motivi è ingiustificabile approcciarsi ai Miti Nordici attraverso aspetti religiosi e morali, perché limitati e limitativi: tutto il contrario di ciò che i Miti ci narrano, la cui piena comprensione deriva dall'approdo dell'intelletto e dalla conoscenza storico-archeologica che moltissime persone (e studiosi) tendono a lasciare indietro, perché molto spesso non consapevoli di esserne dominati.

Nessuna deità nordica è ascrivibile ad un giudizio morale, crederlo è semplicemente segno di radicata ignoranza (voluta e non).
Ecco quindi che si definiscono le forme nelle quali Odino può essere sia generoso che crudele, Freyja può essere somma Dea dell'amore e geniale Strega del sesso, Loki può essere maleficamente astuto e punta Essenziale per il ciclo degli eventi.

L'unico metodo per vincere il recinto della Paura è, come sempre, attraversarlo prendendolo a braccetto, ovvero compiere il passo verso ciò che non si conosce e che ci incute timore, di cui abbiamo sentito tante terribili storie e che tuttavia siamo ben "convinti" di saper descrivere, indirizzandolo verso una valutazione personale priva di espedienti.

Finché si continuerà a vedere il celebre dualismo di giudizio ("io sono migliore di X perché sono Buona, vivo nella luce e nella perenne gioia") si continuerà a vedere con occhi tendenzialmente religiosi, non si comprenderà il valore del sacrificio di Odino né si potrà farlo proprio. Ma non solo, si creerà un enorme danno psicologico, perché privati della sacra conoscenza di se stessi, base fondamentale e pagina di apertura di qualsiasi forma di conoscenza. 
 
Il Coraggio di Týr ed il sacrificio consapevole
 

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