"Den som gräver en grop åt andra faller ofta själv däri."
(Chi scava una fossa per gli altri, spesso ci cade dentro)
Uno
degli errori più comuni che possono accadere nell'approcciarsi al mito
nordico ed alla fede nordica è la visione e studio dei testi basandosi
sulla propria morale o religione, sia quest'ultima monoteista,
politeista o inesistente.
Prima
di qualsiasi tipo di approfondimento, voglio ricordare che i Miti
Nordici, così come li conosciamo oggi, hanno anch'essi antichi testi di
riferimento, copiati da testi ancora più antichi, purtroppo a noi mai
pervenuti: lo si può evincere, ad esempio, dall'utilizzo di parole
specifiche non più utilizzate ai tempi della copiatura, oppure dalla
descrizione di avvenimenti storici di cui sono state ritrovate tracce e
reperti archeologici.
Questi testi non sono e non
possono essere definibili come "sacri" nello stretto senso religioso del
termine ma, invece, aprono un ampio spettro di studio nel loro aspetto
cultuale.
La Religione infatti prevede:
- la Morale: ovvero il senso comune del giudizio, sia esso rivolto all'esterno che all'interno (se stessi);
- il Dogma: ovvero linee di chiusura e demarcazione oltre le quali "non si deve andare perché altrimenti...".
Il risultato di questi due termini porta al loro punto cardine e somma, ovvero la Paura.
Essa
è Morale, perché prevede il giudizio verso l'oggetto del nostro
interesse (Bene/Male, Bianco/Nero, Giusto/Sbagliato, Angelo/Demone,
Luce/Buio) ed è Dogmatica perché pone ulteriori limiti a ciò che è
consentito dalla Morale, esponendo il soggetto ad un ipotetico rischio
qualora questo indossi delle vesti non consentite nel recinto
religiosamente delineato.
Vien da sé che tutto ciò
che oltrepassa il limite è considerato con tutti gli aggettivi
assimilabili alla paura: pericoloso, oscuro, mortale, terrificante,
terribile, ma soprattutto sconosciuto.
Tralasciando
l'aspetto naturalmente antropologico che ci fa reagire ad un qualsiasi
evento con la Paura (in questo caso, sana, perché risponde ad una
chiamata di attenzione biologica), tutto ciò che ci circonda affonda le
sue radici nell'Ignoranza, in ciò che non si conosce.
Per
questi motivi è ingiustificabile approcciarsi ai Miti Nordici
attraverso aspetti religiosi e morali, perché limitati e limitativi:
tutto il contrario di ciò che i Miti ci narrano, la cui piena
comprensione deriva dall'approdo dell'intelletto e dalla conoscenza
storico-archeologica che moltissime persone (e studiosi) tendono a lasciare indietro,
perché molto spesso non consapevoli di esserne dominati.
Nessuna deità nordica è ascrivibile ad un giudizio morale, crederlo è semplicemente segno di radicata ignoranza (voluta e non).
Ecco
quindi che si definiscono le forme nelle quali Odino può essere sia
generoso che crudele, Freyja può essere somma Dea dell'amore e geniale
Strega del sesso, Loki può essere maleficamente astuto e punta Essenziale
per il ciclo degli eventi.
L'unico
metodo per vincere il recinto della Paura è, come sempre, attraversarlo
prendendolo a braccetto, ovvero compiere il passo verso ciò che non si
conosce e che ci incute timore, di cui abbiamo sentito tante terribili
storie e che tuttavia siamo ben "convinti" di saper descrivere,
indirizzandolo verso una valutazione personale priva di espedienti.
Finché
si continuerà a vedere il celebre dualismo di giudizio ("io sono
migliore di X perché sono Buona, vivo nella luce e nella perenne gioia")
si continuerà a vedere con occhi tendenzialmente religiosi, non si comprenderà il valore del sacrificio di Odino né si potrà farlo proprio. Ma non solo,
si creerà un enorme danno psicologico, perché privati della sacra
conoscenza di se stessi, base fondamentale e pagina di apertura di
qualsiasi forma di conoscenza.
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