sabato 3 marzo 2018

Hrosshvalr e la metamorfosi della strega nordica

Una metamorfosi stregonica animale fra le più interessanti è quella che avviene nel capitolo XVIII della Kormáks Saga (facente parte della Saga degli Islandesi, del XIII secolo):

Originale Old norse:
"Þá er þeir brœðr létu ór læginu, kom upp hjá skipinu hrosshvalr. Kormakr skaut til hans þálstaf, ok kom á hvalinn, ok søkkðisk. Þóttusk menn þar kenna augu Þórveigar. Þessi hvalr kom ekki upp þádan í frá, en til Þórveigar spurðisk þat, at hon lá hætt, ok er þat sögn manna, at hon hafi af því dáit."

Mia traduzione in Italiano:
"Nel momento in cui i fratelli (Kormakr e Þorgils) lasciarono il loro ormeggio, un hrosshvalr sorse vicino alla loro imbarcazione. Kormakr tirò verso di lui una lancia che raggiunse il cetaceo, il quale si tuffò in acqua. Gli uomini credettero di aver riconosciuto gli occhi di Þórveig. Questo cetaceo non tornò più in superficie ma quanto a Þórveig, abbiamo appreso che era stata raggiunta da una malattia mortale, e, secondo l'opinione popolare, forse è morta proprio a causa di quella."

L'ultima frase deve, senza alcun dubbio, esser intesa così: Þórveig morì a seguito della ferita provocata dall'arma di Kormakr, che la raggiunse e la uccise in quanto animale stregonico dei mari, il famoso hrosshvalr.
Ma che animale è un hrosshvalr? La parola norrena secondo alcuni studiosi sembra riportare alla balena-cavallo, una sorta di tricheco. Tuttavia diversi testi ci vengono in aiuto ( come la Grágas, il Biskop Arnes Kristenrett e la Konungs skuggsjá) e ci indicano quanto in realtà fossero differenti il tricheco -spesso chiamato rostungr e rosmhvalr- e l'hrosshvalr.
La domanda che sorge spontanea è: perché mai la strega Þórveig si sarebbe dovuta trasformare in un similar-tricheco? Troviamo la risposta parecchio tempo dopo grazie a Jón Guðmundsson, che fra il 1640 e il 1644 redasse il suo manoscritto Storia naturale d'Islanda ( "Um Íslands aðskiljanlegar náttúrur") conservato presso la Biblioteca nazionale d'Islanda a Reykjavik) dove indica l'hrosshvalr come 《la più pericolosa fra tutte le balene più feroci》 appartenente alla specie degli illhveli, mostri cetacei la cui presunta esistenza alimenta le paure dei navigatori dei mari settentrionali.
Aveva infatti un'antica reputazione -come si legge nella Konungs skuggsjá (XIII secolo) - di animale feroce e aggressivo verso le imbarcazioni degli uomini, che attendeva con pazienza al fine di ucciderli. "Queste balene sono piene di avidità e di malignità. Non si lasciano mai uccidere dagli uomini e percorrono in lungo e in largo tutti i mari alla ricerca di navi. Saltano sulla nave in modo da distruggerla e farla affondare in maniera più veloce. La loro carne non può esser consumata dagli uomini poiché gli sono nemici, avversari della specie umana. La più grande di loro non supera le trenta-quaranta iarde."
Per distinguerlo, sembra che l'hrosshvalr si distinguesse grazie ad un tratto fisico di primaria importanza: gli occhi. Essi erano di una dimensione eccezionale, molto più grandi di quelli di un qualsiasi altro cetaceo dei mari settentrionali.
Nel suo Storia naturale d'Islanda, Guðmundsson riporta gli echi di una leggenda, secondo la quale San Brendan, giunto alla presenza di un hrosshvalr durante uno dei suoi viaggi in mare, implora dio chiedendogli di far crescere una blaka (escrescenza carnosa, simil paraocchi) sugli occhi del mostro, al fine di impedirgli di vedere. La fonte diretta di questa leggenda non ci è pervenuta, ma ha grandi similitudini con la sua forma latina Navigatio Sancti Brendani Abbatis, dove il santo viene invece attaccato da un grifone, che viene accecato e infine ucciso.
Gli occhi sembrano avere dunque un significato esoterico importante in questo mostro marino, poiché ne identificano l'hamr e l'anima stregona che prende forma concreta nel mondo acquatico. E, nella Kormakr saga, come abbiamo visto, sono proprio gli occhi di Þorveig che sono stati riconosciuti dai due fratelli.
La rauðkembingr (in alto) e l'hrosshvalr (in basso) così come venivano rappresentate nel manoscritto di Guðmundsson.




Il rostungr, o tricheco, dal medesimo manoscritto.

Fonti di studio:
Les magiciens dans l'Islande ancienne: etudes sur la représentation de la magie islandaise et de ses agents dans les sources littéraires norroises - François-Xavier Dillmann

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